Coronavirus, sui social l’ira dei cinesi contro l’Italia: «Bloccate i voli? Non torneremo più»


 

«America, Italia: la Cina non dimenticherà quello che ci avete fatto. In questa situazione persino il Giappone è stato molto solidale con noi».Queste le parole di un cittadino cinese che si sente offeso dai nostri connazionali che, per motivi cautelativi, hanno bloccato i voli verso la Cina e anche l’esportazione di merci.

I commenti dei cittadini cinesi sono stati diffusi tramite WeChat e alcuni di loro dicono: ” l’Italia ci colpisce ora che siamo in difficoltà, ce lo ricorderemo”. Altri scrivono: “Non andrò mai più in Italia, Italia, ci ricorderemo di te: né generosa né onesta!”.

Questi commenti sono stati scritti per un articolo, diffuso su un account di una società di media che riprende in parte il testo dell’agenzia Xinhuashe, letto da centinaia di migliaia di persone, sul viceministro degli esteri cinese Chang Qingang che ha incontrato l’ambasciatore italiano a Pechino.

In realtà solo l’Italia ha deciso di bloccare i voli Cina-Italia, mentre gli altri paesi continuano ad avere con loro normali rapporti. Molti dei cinesi che si trovavano nella nostra penisola, non hanno avuto l possibilità di tornare a casa e così viceversa.

Tramite WeChat è stato dichiarato: «dopo lo scoppio dell’epidemia di coronavirus l’Italia, senza consultarsi con la controparte cinese, in modo univoco ed autonomo, ha deciso di bloccare tutti i voli diretti fra Cina ed Italia causando grossi disagi ai cittadini di entrambi i Paesi; attualmente ci sono moltissimi cinesi bloccati in Italia. La Cina è estremamente scontenta di questa reazione e di queste limitazioni esagerate».




L’ambasciatore italiano in Cina, Luca Ferrari, ha emesso una dichiarazione in cui vi è la risposta a tale esigenza: «L’Italia comprende e prova empatia per il disagio dei cittadini cinesi bloccati in Italia, si rammarica per loro, intende approvare la richiesta delle compagnie aeree cinesi per ripristinare al più presto parte dei voli di andata e ritorno; altresì si impegna per far tornare alla normalità i rapporti e gli scambi fra i due Paesi».

Le risposte da parte dei cittadini cinesi sono state ugualmente spietate.

Alcuni esempi: «Se adesso non ci ascoltate e non ci date attenzione, in futuro non potremo più essere amici».

«Ve la faremo pagare quando finirà l’epidemia»

«Lupi italiani che tengono in ostaggio i nostri connazionali: questa è un’ingiustizia per la Cina; i cinesi nei loro cuori sanno ben distinguere chi gli fa del bene e chi gli fa del male. Se continui a colpire chi è già caduto a terra, non ti ritornerà nulla di buono»

«La Cina deve prendere nota dei Paesi che l’hanno buttata ancora più giù in tempo di crisi»

«Italia, prima o poi faremo i conti»

«Noi cinesi non dobbiamo più andare in questi Paesi»

«Questa me la segno»

«Questo gesto dell’Italia è riprovevole ed imperdonabile»

«Nelle avversità bisogna aiutarsi, non voltare le spalle né peggiorare ancor di più la situazione»

«Se adesso non riattivano i voli, a questo punto possono anche non riattivarli mai più».

Ovviamente i commenti su WeChat non rappresentano tutti i cinesi, ma nel gigante asiatico quando si colpisce l’orgoglio nazionale spesso le reazioni sono molto forti da parte dell’opinione pubblica, come avvenne ad esempio per una pubblicità poco apprezzata di Dolce&Gabbana. Un altro dato: Roma e provincia nel 2019 ha raggiunto quota 600mila presenze di turisti cinesi, in buona parte in hotel a 4 e 5 stelle. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha spiegato che i collegamenti diretti con la Cina saranno riattivati solo quando non ci sarà più un’emergenza sanitaria


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