Conto corrente: dal 15 ottobre scattano i pignoramenti su pensioni, risparmi e stipendi! Ecco come!


In vista della ripresa economica, il Fisco ha pensato bene di sbloccare il preventivo blocco dei debiti degli italiani, precedentemente “congelati” a causa di grosse difficoltà da parte dei contribuenti a Marzo 2020. E’ questo il motivo per cui il conto corrente torna nel mirino del Fisco. A partire dal 15 ottobre 2021 l’Agenzia delle Entrate avvierà il pignoramento mettendo in pericolo pensioni, stipendi e risparmi di tutti.

Per i titolari di partiva IVA, lavoratori privati o pubblici, pensionati, torna, dunque, il rischio di vedersi prosciugare il conto.

Dal 15 ottobre 2021 l’Agenzia delle Entrate, e non solo, riparte con il pignoramento del conto corrente mettendo il pericolo pensioni, stipendi e risparmi di tutti.

Da metà di questo mese, quindi, l’Agenzia delle Entrate e gli altri enti territoriali (Regioni e Comuni) riprenderanno non solo l’attività di notifica delle cartelle esattoriali, ma anche la riscossione e l’accertamento dei pagamenti.

Tra le tasse non pagate che il Fisco cercherà di recuperare ci sono IMU, TARI e bollo auto, facendo ricorso all’Agenzia delle Entrate-Riscossione o a società private.

Dunque, ottobre potrebbe essere un mese non così fortunato per i contribuenti, pensionati, lavoratori dipendenti, autonomi e titolari di Partita IVA. Stipendi, pensioni, busta paga e tutti i soldi depositati sul conto corrente potrebbero non essere più al sicuro, anche se la motivazione è più che giusta.

Chi non è in regola con tasse ed imposte deve pur adempiere al pagamento, sia nell’osservanza del principio di uguaglianza di tutti i cittadini anche a livello fiscale, sia per una questione di rispetto verso coloro che hanno sempre provveduto a pagare le tasse, seppure con molti problemi economici sulle spalle.

Non va dimenticato che l’Agenzia delle Entrate – Riscossione avvia la procedura inviando una notifica al debitore.

Chi non paga, entro 60 giorni dalla notifica, la cartella esattoriale notificata da Agenzia Entrate Riscossione (ente subentrato ad Equitalia) può essere oggetto solo di esecuzione forzata e, quindi, di pignoramento.

Se non viene pagata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, il creditore può procedere all’esecuzione forzata.

Se si è impossibilitati a pagare una cartella di pagamento Agenzia delle Entrate Riscossione 2021, essendo nullatenenti senza reddito e senza proprietà o altro patrimonio, non si va incontro ad alcuna conseguenza ma i debiti in futuro ricadono sugli eredi che decidono di accettare l’eredità.

I procedimenti di esecuzione forzata e pignoramento partono a meno che non scadano i termini di prescrizione della cartella stessa per cui sono previsti tempi diversi in base a cosa si deve pagare. I tempi di prescrizione, infatti, sono:

-di 3 anni per credito con la Regione per bollo auto;
-di 5 anni per crediti Inps e Inail per contributi previdenziali; per crediti per multe con i Comuni; -e per crediti del Comune per Imu, Tasi, Tari, Tarsu;
-di 10 anni per crediti dell’Agenzia delle Entrate per Irpef, Irap, Iva e altre imposte erariali; e per Canone Rai.


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