Per 9 mesi 72enne tiene il figlio morto in casa: “Gli andava a prendere la brioche al bar tutti i giorni”


Si sono finalmente concluse le indagini sulla triste vicenda che ha come protagonista  Giovanna Di Taranto e il figlio cadavere Vittorio Chies, morto nella loro casa di Treviso nel maggio del 2019, il cui cadavere è stato conservato in casa dalla madre, con lo scopo di incassare la sua pensione di invalidità.

La procura trevigiana ha chiesto il rinvio a giudizio per la donna di 72 anni. Le accuse per la pensionata sono quelle di occultamento di cadavere e truffa ai danni dello Stato per aver incassato la pensione dell’uomo attraverso delega.

Emergono particolari agghiaccianti, accentuati dalla fragilità psicologica dell’anziana che continuava a parlare con il cadavere mummificato. “Si tratta di una persona con fragilità psicologica evidente. Ha portato avanti, nella sua scarsa lucidità, la routine di ogni giorno per quasi un anno dopo la morte del figlio. Quando la verità venne a galla era in stato confusionale” ha ricordato al Corriere del Veneto il legale della settantaduenne che è ora ricoverata in una struttura. Oltre alle accuse penali, ora lo Stato chiede indietro i circa 9mila euro di pensione intascata indebitamente.

Vittorio Chies è morto a causa di un infarto ma la donna ha continuato la sua vita nella presunta normalità. Da tempo pare che i condomini del palazzo si fossero lamentati per la puzza che usciva dall’appartamento ma nessuno sospettava quanto fosse avvenuto. La donna continuava a ripetere che il figlio stava bene in casa a chi gli chiedeva dell’uomo e fare la solita vita quotidiana. Quando gli agenti hanno scoperto tutto la situazione della casa però era indescrivibile: oltre al cadavere mummificato dell’uomo adagiato sul letto, nell’appartamento vi erano rifiuti ovunque accumulati da mesi, se non da anni.


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