L’infettivologo Bassetti: «Il virus da tsunami ora è un’ondina, tra metà maggio e inizio giugno finirà»

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Secondo le recenti dichiarazioni dell’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, si può finalmente guardare al futuro con maggiore fiducia. Intervistato dal quotidiano Libero, Bassetti ha voluto lanciare un messaggio di cauto ottimismo, spiegando che il Coronavirus, così aggressivo nei mesi più duri della pandemia, sembrerebbe oggi aver perso parte della sua forza originaria.
Il medico, che fin dall’inizio dell’emergenza ha avuto un ruolo di primo piano nella gestione clinica e nella comunicazione scientifica, ha spiegato che il SARS-CoV-2 non presenta più lo stesso impatto devastante di marzo e aprile. In quel periodo, ha ricordato, il virus si manifestava come un vero e proprio tsunami sanitario, in grado di provocare migliaia di contagi in pochi giorni e mettere sotto pressione i reparti di terapia intensiva. Oggi, invece, la situazione appare molto più contenuta. “È come se si fosse trasformato in un’ondina“, ha detto con un’immagine efficace, a indicare una diminuzione nella capacità di trasmissione e, in parte, anche nella gravità clinica dei casi.
Secondo Bassetti, questo cambiamento non è solo legato alla stagionalità o alle misure di contenimento, ma anche alla maggiore capacità del sistema sanitario di rispondere rapidamente ai casi sospetti, e all’aumento della copertura vaccinale nella popolazione. Inoltre, l’esperienza maturata ha permesso una gestione più tempestiva e meno traumatica delle infezioni, riducendo notevolmente i casi critici.
Naturalmente, il medico invita a non abbassare completamente la guardia, ma sottolinea come oggi possiamo, finalmente, tirare un sospiro di sollievo e iniziare a immaginare un ritorno alla normalità, fatto di prudenza ma anche di rinnovata speranza.
«Dobbiamo verificare – osserva – se abbia perso anche forza: a metà marzo molti contagiati rischiavano di morire già in autoambulanza. Ora non più. Forse è perché il virus ha già colpito i soggetti più fragili, facendo una selezione naturale, o forse si è depotenziato. Non ci sono dati scientifici, ma è un’impressione condivisa da molti infettivologi».

«È evidente – precisa – che siamo in una fase di discesa della curva. Tra metà maggio e inizio giugno dovremmo poter considerare concluso questo focolaio epidemico».
Bassetti parla anche dei fattori che hanno consentito questo risultato: «La cosa che ha influenzato di più – osserva – è stata il distanziamento sociale, anche nelle terapie sui pazienti sono stati fatti passi avanti, ma dovremmo utilizzare la fase 2 per studiare quali farmaci siano efficaci, facendo una specie di eliminatorie: ossia mettere a confronto due farmaci alla volta e verificare quale funzioni meglio».
Nel corso dell’intervista, l’infettivologo Matteo Bassetti ha voluto anche soffermarsi sull’utilizzo del Remdesivir, un antivirale nato inizialmente per combattere il virus dell’Ebola, ma che ha mostrato risultati incoraggianti nel trattamento del Covid-19. Il medico ha spiegato che questo farmaco, pur non essendo una cura definitiva contro il virus, può contribuire in modo significativo a ridurre la mortalità e soprattutto ad accorciare i tempi di degenza ospedaliera, un aspetto fondamentale per alleggerire la pressione sulle strutture sanitarie.
Bassetti ha raccontato che all’Ospedale San Martino di Genova, uno dei primi centri italiani a trovarsi in prima linea durante l’emergenza pandemica, il Remdesivir è stato utilizzato fin dai primissimi giorni dell’epidemia, addirittura a fine febbraio, quando ancora molti ospedali italiani non disponevano di protocolli chiari o farmaci specifici. In quell’occasione, sono stati trattati cinque pazienti, tutti in condizioni serie, e il risultato è stato sorprendente: tutti e cinque hanno superato la malattia e sono guariti.
Alla luce di questi risultati iniziali, Bassetti ha espresso l’auspicio che l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), in collaborazione con la casa farmaceutica Gilead, possa riconoscere l’esperienza del San Martino inserendo l’ospedale tra quelli abilitati a continuare la somministrazione sperimentale del farmaco. Il suo messaggio è chiaro: il Remdesivir non è una bacchetta magica, ma uno strumento utile nella lotta contro il Covid-19, soprattutto se utilizzato nei tempi e nei modi giusti. La speranza è che, insieme ai progressi scientifici e all’esperienza clinica acquisita, si possa arrivare a una gestione sempre più efficace e mirata della malattia.
