Coronavirus

Coronavirus, parla il medico dell’ospedale di Bergamo: “Costretti a decidere chi salvare. Come in guerra.”


Quella che segue non รจ una semplice intervista, ma una testimonianza intensa e drammatica che arriva direttamente dal cuore della crisi sanitaria. A parlare รจ il dottor Cristiano Salaroli, anestesista rianimatore allโ€™ospedale di Bergamo, una delle cittร  piรน colpite nei giorni piรน bui dellโ€™emergenza pandemica. Le sue parole, affidate alle colonne del Corriere della Sera, sono tanto sobrie quanto scioccanti, e restituiscono tutta la crudezza delle scelte che i medici si trovano costretti ad affrontare:
“รˆ come essere in guerra. Una guerra silenziosa, invisibile, ma spietata. Come nella chirurgia bellica, ci troviamo costretti a intervenire solo su chi ha reali possibilitร  di farcela. Non possiamo permetterci di sprecare tempo ed energie preziose su chi, purtroppo, รจ troppo compromesso.”

Dietro queste parole non c’รจ cinismo, ma una tragica luciditร  dettata dalla situazione estrema. In corsia, la pressione รจ costante, il personale lavora senza sosta, spesso per turni che superano le 16 ore consecutive, in un clima carico di tensione, stanchezza e scelte disumane. Salvare tutti non รจ possibile, e questa consapevolezza grava come un macigno sulle spalle di chi indossa un camice.

Il dottor Salaroli non nasconde la drammaticitร  delle decisioni quotidiane: “A volte ci troviamo costretti a scegliere. Non lo facciamo a cuor leggero, ma perchรฉ le risorse sono limitate: i respiratori non bastano, i posti in rianimazione nemmeno. Cosรฌ ci chiediamo: chi ha le chance maggiori di sopravvivere? Chi possiamo davvero aiutare?”.

La sua voce, calma ma determinata, racconta una realtร  che pochi conoscono davvero: quella in cui il concetto di cura si scontra con i limiti della medicina dโ€™emergenza. In questa lotta impari, i medici non cercano eroismo, ma rispetto per il loro lavoro e consapevolezza da parte della popolazione: perchรฉ dietro ogni decisione difficile, cโ€™รจ un essere umano che sceglie con il cuore, ma anche con la razionalitร  imposta dalla crisi.

Cerchiamo di capire nel dettaglio cosa vuole riferire con questa sua affermazione forte, che nessuno di noi vorrebbe mai sentire.

L’agghiacciante affermazione del medico di Bergamo

Non รจ solo il carico di lavoro, ma quello emotivo, che รจ devastante. Non siamo in condizione di tentare miracoli, รจ la realtร . Si decide per etร , e per condizioni di salute. Come in tutte le situazioni di guerraโ€.

รˆ la testimonianza, agghiacciante, di un medico in prima linea contro il coronavirus. Christian Salaroli, 48 anni, รจ anestesista rianimatore dellโ€™ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Al Corriere della Sera racconta la battaglia sua e dei suoi colleghi contro il virus.

Ciรฒ che accade dentro l’ospedale Papa Giovanni, cosรฌ come negli altri presidi in lotta da ormai tre settimane col Coronavirus, รจ che purtroppo la gente muore di Coronavirus: 366 le vittime a ieri, 113 in piรน in un giorno nella sola Lombardia.

Muoiono di Covid-19 โ€“ precisa poi il medico rispondendo ai dubbi di chi sostiene che il virus sia solo una delle cause dei decessi โ€“ perchรฉ nella sua forma critica la polmonite interstiziale incide su problemi respiratori pregressi, e il malato non riesce piรน a sopportare questa situazione. Il decesso รจ causato dal virus, non da altro“. Scegliere chi si puรฒ salvare e chi no รจ una decisione che getta nello sconforto anche i medici piรน esperti: “Mi dico che รจ come per la chirurgia di guerra โ€“ conclude amaramente Salaroli -. Si cerca di salvare la pelle solo a chi ce la puรฒ fare“.

L’intervista a Salaroli

I medici non hanno molta scelta, sono costretti a scegliere chi salvare:

Siamo obbligati a farlo. Nel giro di un paio di giorni, al massimo. La ventilazione non invasiva รจ solo una fase di passaggio. Siccome purtroppo cโ€™รจ sproporzione tra le risorse ospedaliere, i posti letto in terapia intensiva, e gli ammalati critici, non tutti vengono intubati”

Nel fare queste valutazioni i medici devono stabilire chi ha piรน possibilitร  di salvarsi. Non esiste una regola scritta, spiega il dottore:

Al momento, nonostante quel che leggo, no. Per consuetudine, anche se mi rendo conto che รจ una brutta parola, si valutano con molta attenzione i pazienti con gravi patologie cardiorespiratorie, e le persone con problemi gravi alle coronarie, perchรฉ tollerano male lโ€™ipossia acuta e hanno poche probabilitร  di sopravvivere alla fase critica“.

L’etร  รจ un elemento importante che viene considerato per la valutazione:

Se una persona tra gli 80 e i 95 anni ha una grave insufficienza respiratoria, verosimilmente non procedi. Se ha una insufficienza multi organica di piรน di tre organi vitali, significa che ha un tasso di mortalitร  del cento per cento. Ormai รจ andato. Lo lasciate andare? Anche questa รจ una frase terribile. Ma purtroppo รจ vera. Non siamo in condizione di tentare quelli che si chiamano miracoli. รˆ la realtร .

Il personale sanitario รจ particolarmente vessato e stanco da estenuanti ore di lavoro. Anche dal punto di vista emotivo:

Tanti miei colleghi stanno accusando questa situazione. Non รจ solo il carico di lavoro, ma quello emotivo, che รจ devastante. Ho visto piangere infermieri con trentโ€™anni di esperienza alle spalle, Gente che ha crisi di nervi e allโ€™improvviso trema. Voi non sapete cosa sta succedendo negli ospedali, per questo ho deciso di parlare con lei.”

Il consiglio del dottore…

State a casa โ€“ dice Salaroli โ€“ Vedo troppa gente per strada. La miglior risposta a questo virus รจ non andare in giro. Voi non immaginate cosa succede qui dentro“.


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