Coronavirus: la Bibbia avrebbe predetto l’arrivo del Coronavirus in questo verso

“Vieni, popolo mio, entra nelle tue stanze, chiudi le porte dietro di te, nasconditi un po’, per un momento, mentre passa l’indignazione del Signore” , dice Isaia 26:20, il versetto che ha sconvolto chi ha letto questo paragrafo della Bibbia.
Il versetto del libro di Isaia 26:20, ha suscitato scalpore con queste parole, poichè c’è una certa connessione tra il significato dei versetti e la pandemia in corso, che ci tiene chiusi in casa.
Interpretando i versi, i numeri 26:20 indicherebbero il mese di marzo, mese in cui il coronavirus ha messo in ginocchio il mondo intero nel 2020; molti hanno ipotizzato che la Bibbia contenga molti riferimenti al Covid-19 e non sono semplici casualità.
Isaia 26:20 avrebbe predetto la pandemia di coronavirus ma i teologi frenano con l’interpretazione.
Tuttavia, come spiegano i teologi stessi, la Bibbia può essere interpreta in vari modi e non si riferisce a momenti precisi della storia. Inoltre in una circostanza di grave disagio, alcuni potrebbero interpretare male la Bibbia e considerarla un cattivo presagio, motivo che aumenterebbe la paura e il panico, facendo perdere il controllo della situazione.
Una cosa è certa: durante l’emergenza epidemiologica del Covid-19, i predicatori hanno iniziato a divulgare un messaggio: «La Bibbia ha predetto il Coronavirus».

Lo youtuber allora cita il capitolo 24, versi 6 e 7 del Vangelo secondo Matteo: «Siamo vicini all’incontro con Gesù – dice – perché siamo vicini alla fine dei tempi. Scrive Matteo “ci saranno carestie e pestilenze”, proprio come l’epidemia del coronavirus. 2.000 anni fa, Gesù aveva predetto che prima della sua venuta nel mondo ci sarebbero state delle epidemie».
Sandelin conclude: «I media hanno contribuito a trascinare le persone nella paura del coronavirus. Gesù dice: “Non abbiate paure”. Questa epidemia doveva scoppiare, l’ha predetta Dio, ed è il segno che Gesù sta per arrivare. Vi faccio un appello: siate più preoccupati della vostra salute spirituale che del coronavirus».
Secondo quanto affermano numerosi esperti nel campo della psicologia, della comunicazione e delle scienze cognitive, molte delle previsioni, dei presagi o dei cosiddetti segnali “misteriosi” che circolano, soprattutto sui social o in contesti pseudoscientifici, nascono non da prove concrete o dati oggettivi, ma piuttosto da una libera interpretazione soggettiva da parte delle persone. In altre parole, si tratta spesso di costruzioni mentali, frutto di emozioni, suggestioni e bisogno di trovare un significato a eventi casuali o difficili da comprendere.
La mente umana ha una naturale tendenza a collegare eventi anche quando non esiste un legame logico tra di essi, un meccanismo noto come bias di conferma: quando una persona crede in un certo segno o in una profezia, tenderà a notare solo ciò che conferma quella convinzione, ignorando tutte le informazioni contrarie. È così che molti interpretano coincidenze come segnali del destino o sintomi di eventi futuri, anche se mancano completamente basi razionali o evidenze scientifiche.
Inoltre, nei momenti di incertezza o paura, l’essere umano cerca conforto in narrazioni simboliche, e i presagi diventano un modo per trovare un senso alle difficoltà. Tuttavia, come sottolineano gli studiosi, è importante saper distinguere tra ciò che è frutto di una percezione soggettiva e ciò che ha un reale fondamento. Affidarsi a previsioni infondate può generare ansia, disinformazione e decisioni errate.
In definitiva, la prudenza nel dare peso a certe affermazioni è fondamentale: non tutto ciò che sembra un messaggio è davvero un messaggio, e spesso dietro un “segno” c’è semplicemente il bisogno umano di cercare risposte in un mondo complesso.
