Chi ha avuto un infarto ha diritto alla pensione di invalidità? Scopriamolo!


Ogni anno in Italia circa 120 mila persone sono colpite da infarto e la vita di chi viene subisce questa terribile patologia cambia totalmente, talvolta diventa invalidante.

Ma chi ha avuto un infarto ha diritto alla pensione di invalidità? Quali sono i requisiti previsti e a quanto ammonta il sussidio fornito dall’Inps? Di seguito vi illustriamo quali sono i diritti che spettano alla persona colpita da tale evento cardiovascolare.

Infarto, quando e perchè accade

L’infarto miocardico è causato dall’interruzione nell’afflusso di sangue in un’area del muscolo del cuore. Questa mancata irrorazione può essere dovuta all’occlusione di un’arteria coronarica, ad uno spasmo coronarico, ad una malformazione vascolare o ad un forte stress emotivo.

La gestione dei fattori di rischio è fondamentale al fine di ridurre la probabilità di avere un primo infarto o una recidiva. I fattori di rischio cardiovascolare sono:

-Età. Uomini dai 45 anni in su e donne dai 55 anni in su hanno più probabilità di avere l’aterosclerosi e quindi un infarto rispetto a uomini e donne più giovani.

-Ipertensione arteriosa. Col passare del tempo le arterie si irrigidiscono e la pressione sanguigna all’interno di esse si alza. La pressione alta può danneggiare le arterie accelerando il processo di aterosclerosi. Il rischio di ipertensione arteriosa aumenta con l’età, ma è spesso correlato ad un’alimentazione troppo ricca di sale o al sovrappeso. L’ipertensione arteriosa può anche avere una componente familiare.

-Elevati livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue (ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia). Il colesterolo è la componente fondamentale delle placche aterosclerotiche. Un livello alto di colesterolo “cattivo” (LDL) nel sangue aumenta il rischio di restringimento di tutte le arterie e quindi anche delle coronarie; spesso è il risultato di un’alimentazione ricca di grassi saturi e di colesterolo. Anche un eccesso di trigliceridi contribuisce ad accelerare l’aterosclerosi, mentre un alto livello di colesterolo “buono” (HDL) è auspicabile per ridurne il rischio.

Chi ha provato questa terribile esperienza sa perfettamente che, dopo un infarto, non sempre la vita torna ad essere quella di prima. Per tale ragione, all’evento fisico seguono spesso difficoltà di vario genere. Ecco perché la domanda di molti è la seguente: chi ha avuto un infarto ha diritto alla pensione di invalidità?

La tabella sulle percentuali di invalidità

Non tutti gli infarti danno diritto alla pensione di invalidità. Che significa? Come abbiamo poc’anzi accennato, esistono conseguenze e gravità piuttosto differenti dell’infarto miocardico che determinato diverse invalidazioni. Naturalmente, la valutazione del singolo caso spetta ad una commissione medica nominata ad hoc per chi richiede l’assegno di invalidità all’Inps. La Nyha (New York Heart Association) ha stilato una classifica esaustiva per attribuire il livello di gravità dell’evento cardiopatico ischemico. Lo schema che propone la Nyha prevede quattro classi di gravità a cui consegue un grado di invalidità:

A) la classe 1 prevede una percentuale di invalidità dal 21 al 30%;

B) la classe 2 prevede una invalidità dal 41 al 50%;

C) la classe 3 prevede una invalidità dal 71 all’80%;

D) la classe 4, riconosce una incapacità a svolgere qualsiasi attività con una invalidità pari al 100%.

Come funzionano i sussidi assistenziali ed economici

Chi ha avuto un infarto ha diritto alla pensione di invalidità? Incrociando le percentuali di invalidità che prevede la Nyha ed i relativi sussidi e agevolazioni che l’Inps riconosce alle persone invalide, possiamo notare che chi rientra nella classe 2 ha diritto all’iscrizione ai centri per l’impiego per l’assunzione agevolata e ad alcune agevolazioni sanitarie. Chi rientra nella classe 3 può avere, in alcuni casi, accesso alle prestazioni economiche, tra cui la pensione di invalidità per malattie cardiovascolari. Chi, invece, possiede una invalidità pari al 100% può richiedere la pensione di inabilità. A ciò si aggiungono anche il possibile assegno di accompagnamento e la pensione sociale al compimento del 65° anno di età.


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