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Caso Denise: nuova e terrificante lettera anonima: “Gridava chiusa nell’auto ‘Mamma’. E al suo fianco c’era…”.


Il caso di Denise Pipitone si arricchisce quotidianamente di dettagli e sempre più testimoni stanno offrendo il loro contributo per aiutare gli inquirenti a trovare la bambina, ormai donna, scomparsa 17 anni fa.

Pochi giorni fa infatti è stata recapitata una lettera anonima. La trasmissione di Rai 1 condotta da Federica Sciarelli, dopo aver rilanciato gli appelli dell’avvocato Giacomo Frazzitta e della mamma Piera Maggio al testimone anonimo, ha voluto svelare il contenuto della missiva anonima. “Il mese di settembre 17 anni fa io abitavo in quei contorni – si legge -, orario più orario meno erano le 12.30-13, ho finito di lavorare, mi recavo a casa per andare a mangiare”.

La lettera prosegue scendendo nel dettaglio: “Mi trovo in via della Pace, a quei tempi c’era il mercato, è stato di mercoledì, c’era una fila indiana di auto, a un certo punto io venivo dalla zona ospedale, via Salemi, salendo da via Pace. Mi esce una auto ad alta velocità dalla via Mongiolisi, sorpassando le auto in corsia, io venivo dalla Via Pace, lui gira a destra, c’erano auto in fila, si mette correndo nella mia carreggiata, mi tocca specchio, auto, io in quel momento faceva caldo, avevo il finestrino aperto, mi sono accostato perché mi ha toccato lo specchietto dell’auto. Guardo dallo specchietto e vedo e sento una bambina gridare: ‘Aiuto mamma, aiuto‘”. Quanto letto dalla conduttrice è però solo una porzione della lettera. Ciò però che dà da pensare sono i tre nomi scritti al suo interno, uno dei quali è proprio quello di Gaspare Ghaleb.

Con la piccola, è quanto sostiene la missiva, ci sarebbe stata una donna che teneva la bambina per i piedi e le avrebbe messo una mano sulla bocca per non farla urlare. L’autore della lettera si dice sicuro poi che a rapire Denise Pipitone siano state tre persone, tra cui il giovane di origine tunisine. Chi l’ha Visto ha invece deciso di oscurare gli altri due nomi, in attesa che le indagini facciano il loro corso.


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