Addio al sussidio se rifiuti il lavoro anche lontano dalla residenza, fino a 250 km da casa


La stretta sul Reddito di Cittadinanza metterà in difficoltà molte famiglie italiane già dal nuovo anno che, per continuare a percepire il sussidio, dovranno accettare le proposte di lavoro che arriveranno.

Si perderanno i soldi se si rifiuta la seconda offerta di lavoro anche per impieghi temporanei e lontani dalla residenza, fino a 250 km da casa, ed è già confermato il taglio di 5 euro al mese per i percettori.

Reddito di cittadinanza: quando si perde il sussidio rifiutando il lavoro e quando c’è il taglio

La seconda modifica dell’impianto del beneficio “anti povertà” riguarda invece il taglio di cinque euro ogni mese e fino a 300 se si rifiutano le proposte di lavoro, fino all’annullamento totale del sussidio.

L’assegno calerebbe molto presto, addirittura già dopo 4-6 mesi – al pari di quanto accade con la Naspi, il sussidio di disoccupazione – ma solo per gli occupabili, quanti cioè possono lavorare, escludendo disabili, minori, anziani. E sarebbe revocato al secondo rifiuto di una proposta di lavoro, anche a tempo, anziché al terzo. Il cosiddetto “decalage” dell’assegno dovrebbe essere progressivo ma non sarebbero state indicate le percentuali del taglio.

Il cambiamento riguarderà purtroppo tutti ed è la dimostrazione che tale sussidio fin ora non ha funzionato:  lo Stato mette a disposizione della persona senza lavoro degli aiuti economici “in cambio” della sua partecipazione a un percorso di reinserimento lavorativo e sociale, di cui i beneficiari sono protagonisti sottoscrivendo, appunto, un patto per il lavoro o un patto per l’inclusione sociale. In tutti questi mesi, sono pochi coloro che hanno trovato lavoro.
La novità sostanziale relativa al reddito di cittadinanza, infatti, consiste nell’introduzione di un nuovo meccanismo per favorire la ricerca di lavoro da parte dei percettori.


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