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7 persone rischiano la vita per una porzione di tonno. Ecco cosa è successo


«Uno dei bambini è arrivato cianotico al pronto soccorso. Si è sentito male 4 ore dopo aver mangiato tonno cotto comprato in pescheria. Sembrava in shock anafilattico. Il quadro clinico era particolare».

A riportare la notizia è La Gazzetta del Mezzogiorno che ha riferito quanto è accaduto in Puglia, in provincia di Brindisi; a parlare è il primario di pediatria Fulvio Moramarco: “è arrivato all’ospedale Perrino il primo componente di una famiglia di 4 persone dopo aver mangiato tonno trattato con un conservante particolare a base di nitrati. Padre e madre ultraquarantenni e due bambini tra i 10 e gli 11 anni di Pezze di Greco (frazione di Fasano). Giovedì avevano comprato il tonno fresco in una pescheria di Savelletri, sono tornati a casa e qualche ora dopo aver mangiato… tutti in ospedale”.

Gli adulti sono stati ricoverati nel reparto di Medicina interna monitorati dal primario Pietro Gatti ed il suo staff. I bambini sono finiti nel reparto di Pediatria sotto le cure attente del primario Fulvio Moramarco e dei suoi preziosi collaboratori. Tutti avevano gli stessi sintomi dell’intossicazione: cefalea, nausea e vomito, ma a preoccupare è stata la condizione di uno dei bambini. È il caso di dire: quando la prontezza della diagnosi fa la differenza e permette di salvare un vita.

La dottoressa Antonella Gentile, mia preziosa collaboratrice, è stata bravissima. Uno dei bambini è arrivato cianotico al Pronto soccorso. Sembrava in shock anafilattico. Il quadro clinico era particolare. L’intuizione della dottoressa è stata quella di disporre immediatamente una emogas analisi che ha documentato l’esistenza di un meta-emoglobina ed abbiamo diagnosticato una metaemoglobinemia. Per intenderci una patologia che produce un effetto analogo a quello delle intossicazioni da ossido di carbonio (anche in quel caso siamo in presenza di una metaemoglobinemia). Abbiamo contattato il Centro antiveleni di Pavia. E abbiamo trovato l’antidoto: Blu dimetilene“.

Con cosa era stato trattato il tonno? «Un conservante a base di nitrati che vengono usati a scopo “cosmetico”, per non far annerire la carne del tonno. Potranno anche essere legali da punto di vista alimentare ma stiamo verificando. Non era una intossicazione banale come quella che avviene ad esempio mangiando le cozze. Bisogna stabilire le cause esatte». La possibilità di intervenire subito con l’antidoto ha permesso a tutti di stare meglio in breve tempo. «I bambini dopo un’ora si erano già ripresi», aggiunge Moramarco. Dopo l’arrivo del bambino in ospedale si è subito attivato il Dipartimento prevenzione Asl avviando il protocollo di rito. Ieri la famiglia è rimasta sotto osservazione, oggi sarà dimessa.

Ma le indagini non finiscono qui, i medici hanno prelevato campioni di sangue. «Abbiamo anche avviato una indagine genetica e capire il perchè di questa non banale intossicazione o se esista una predisposizione genetica nella famiglia che determina questa reazione a contatto con queste sostanze. Potranno anche essere legali da punto di vista alimentare ma stiamo verificando. Non era una intossicazione banale».


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