Medici lanciano l’allarme in Italia: forma di epatite mai vista sta colpendo i bambini. Il trapianto per salvarli


Tre anni fa il Covid ha sconvolto la nostra vita, piombando a ciel sereno. Probabilmente non finirà, dovremo conviverci, ricordando che non è l’unica infezione pericolosa in circolazione attualmente. I medici di tutta Europa e italiani, hanno infatti lanciato l’ allarme: una forma di epatite sta colpendo i bambini in modo molto severo, a tal punto da richiedere il trapianto per salvarli.

Attualmente sono un centinaio i casi nel mondo, uno su dieci ha subito il trapianto di fegato. E’ stata avviata un’indagine europea: in una settimana i risultati per comprendere l’origine di questa malattia che fa paura.

Si teme un’esplosione di casi, di quella che è una forma anomala e inspiegabile di Epatite.

Epatite rara colpisce i bambini

Ci sono anche in Italia alcuni casi sospetti di epatite acuta pediatrica. Si tratta di almeno quattro bambini, di meno di 10 anni, ricoverati nei centri che seguono le malattie del fegato.

Da quando è partito dalla Gran Bretagna l’allarme internazionale su una forma particolarmente aggressiva di questa patologia che si sospetta virale, e in un caso su dieci porterebbe addirittura al trapianto, gli ospedali sono in allarme.

Una forma aggressiva di epatite che fa paura

La settimana scorsa c’è stato un primo alert riguardo a una decina di casi – spiega Giuseppe Indolfi, epatologo del Meyer di Firenze, che è consulente dell’Oms proprio per le epatiti virali – L’attenzione dei clinici è stata attratta dal fatto che in un caso c’è voluto il trapianto, cosa che dimostra la violenza della patologia. Poi i numeri sono aumentati, con 70 casi in Inghilterra ed altri in Spagna, Danimarca, Paesi Bassi”.

I medici hanno ancora dei dubbi circa l’origine di questa epatite, che sembrerebbe di tipo virale, come il covid, e alcuni ipotizzano possa esserci correlazione tra i due.

Questo tipo di epatite, viene infatti inserita nel gruppo delle cosiddette “non A-non E”, cioè non ricomprese nelle forme più diffuse e meglio conosciute (appunto A, B, C, D ed E).

Il problema è che non si è in grado di dire quale sia l’agente patogeno che le provoca, manca quindi un marcatore che permetta di riconoscerla con certezza. Si va quindi per esclusione.

A livello europeo abbiamo deciso di partire da subito con un’indagine su larga scala insieme agli infettivologi – dice ancora IndolfiAvremo i risultati in una settimana. Dobbiamo confrontare il numero di casi degli ultimi quattro mesi con quelli degli anni precedenti, per capire, visto che non conosciamo le cause di questa malattia ma sappiamo solo che è diversa da quelle conosciute, se l’incidenza è maggiore. Questo già sarebbe un punto di partenza interessante”. Se così fosse e se davvero i casi gravi fossero così tanti “sarebbe un bel problema”.

Se guardiamo ai primi pazienti – dice sempre Indolfi – sappiamo che alcuni avevano il Covid. Ma in questo momento la circolazione del coronavirus è altissima, quindi è facile trovare pazienti con patologie diverse che lo hanno. La metà dei casi, inoltre, avevano l’adenovirus, che è molto diffuso e che difficilmente provoca forme di malattia violente come questo tipo di epatite. Così sembra difficile che sia quella la causa”.

Per quanto riguarda i casi sospetti in Italia, uno è un bambino infettato dal coronavirus e un altro colpito dall’adenovirus. Il numero dei sospetti potrebbe comunque aumentare nelle prossime ore, via via che arriveranno nuove comunicazioni dai reparti. In due casi lo stato di salute dei pazienti sarebbe abbastanza grave, tanto da rendere necessario il trapianto.



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