Lettera a Conte di un pensionato: «Noi over 65 non saremo cavie per il vaccino»


Pensavamo che il mondo aspettasse con ansia il vaccino contro Covid19 e scopriamo che, a quanto pare, mezza Italia – quasi mezza Italia, il 41 % per l’esattezza – al vaccino non ci pensa proprio. Lo scopriamo grazie ai risultati di una ricerca dell’EngageMinds HUB dell’Università Cattolica che dicono che un’ampia fetta della popolazione, più di 4 italiani su 10 “colloca la propria propensione a una futura vaccinazione tra il ‘per niente probabile’ o a metà tra ‘probabile e non probabile’.

Per questo motivo arriva una lettera che esprime tutto il malcontento, generato da questa situazione e a scriverla è un pensionato.

Il suo nome è Marcello Micheli, 70 anni. Attualmente vive in Svizzera ma tutti i suoi parenti e familiari risiedono in Italia.

Quando viveva in Italia si è occupato per 25 anni di progettazione e vendita di apparecchiature medico-scientifiche.

Ha scritto una lettera aperta al presidente Conte per manifestare il suo stato d’animo che è simile a quello di molti altri italiani.

«Caro presidente Conte, sono uno di quelli nati prima del 1955, ovvero degli over 65, quelli della fascia a rischio, parlando della Covid-19», ha iniziato così il signor Micheli.

La lettera aperta continua ricordando al presidente Conte cosa hanno fatto nella storia “gli over 65”: le guerre, le battaglie per i diritti, l’impegno per superare le crisi.

«Senza il nostro impegno, caro Presidente, tu oggi non occuperesti quella poltrona. Abbiamo lavorato duro per costruire le nostre case, le nostre industrie, le nostre attività commerciali e artigianali, per mantenere i nostri figli agli studi, per permettere loro di avere un futuro professionale migliore del nostro».

«Ho cercato di dirti, caro Presidente, chi siamo noi. Adesso vorrei parlare un po’ di te, naturalmente, in relazione alla nostra salute, alla nostra libertà e naturalmente alla Covid-19».

Partendo dal decreto del 31 gennaio 2020, il signor Micheli contesta le decisioni del premier. Tutte le restrizioni attuate «sono state, per alcuni di noi, una condanna a morte. Siamo stati richiusi in un ghetto (pratica già attuata un po’ di anni prima da quei sistemi che abbiamo combattuto e sconfitto)».

«Il ghetto si è esteso così a tutta l’Italia, impedendoci, oltre che di muoverci, anche di esercitare le attività lavorative che alcuni di noi stavano portando avanti, nonostante l’età, anche con l’intenzione di incrementare i propri introiti e compensare la misera pensione».

Nella lettera aperta a Conte, il signor Micheli contesta il fatto di aver impedito agli anziani di poter stare all’aria aperta e al sole «per poterci ossigenare e permettere al corpo di elaborare la vitamina D, tanto necessaria al nostro sistema immunitario, nonché di fare del moto».

«In un solo mese, con la chiusura delle attività, hai distrutto la situazione economica italiana che ci è costata anni e un’infinità di sacrifici. Le restrizioni hanno contribuito a peggiorare il nostro stato di salute e ci hanno privati della possibilità di una serena vita familiare con i nostri figli, nipoti, amici e parenti», ha aggiunto.

«Mi sembra che le specifiche terapie oggi non manchino. Quello che manca è sia una struttura sanitaria organizzata, sia la volontà di utilizzare terapie efficaci ma poco redditizie».

Invece, parlando del vaccino, la sua opinione è che «a causa delle continue mutazioni del SARS-CoV-2, un vaccino sarebbe pressoché inutile».

Inoltre aggiunge, a nome degli over 65, che non vogliono essere cavie di un vaccino frettoloso: «Ti diffidiamo già da ora dal rendere tale vaccino obbligatorio, soprattutto per noi. Tantomeno a volercelo propinare a scopo di testarne l’efficacia, con la scusa di volerci proteggere».

Accusa Conte e il ministro Speranza di aver portato l’Italia alla deriva prendendo decisioni disastrose: «Se aveste lasciato fare al coronavirus il suo percorso naturale, avrebbe potuto avere conseguenze minori».


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