Salute

Tumore al colon-retto, allarme di un medico italiano: i sintomi più banali che non vanno ignorati per nessun motivo


Tumore al colon-retto: i segnali da non ignorare e l’importanza della prevenzione secondo il professor Ermanno Leo

Il tumore al colon-retto è una delle malattie più diffuse e insidiose dei nostri tempi, e nonostante i progressi della medicina, continua a rappresentare una delle principali cause di mortalità oncologica. A parlarne con lucidità e profonda esperienza è il professor Ermanno Leo, chirurgo oncologo di fama internazionale e Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica. Da oltre quarant’anni il professor Leo dedica la sua vita alla lotta contro questa malattia, divenendo un punto di riferimento assoluto nella chirurgia del colon-retto. Negli anni Ottanta, ha rivoluzionato l’approccio medico al problema introducendo tecniche chirurgiche conservative che hanno cambiato la storia della medicina italiana e mondiale.

Una patologia in aumento

I numeri parlano da soli: il tumore del colon-retto è oggi la terza forma tumorale più frequente negli uomini e la seconda nelle donne. Nel solo 2023, in Italia, si stima siano stati diagnosticati oltre 50.000 nuovi casi, con una suddivisione di 26.800 uomini e 23.700 donne. Dati che impongono una riflessione profonda sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce.

Le statistiche del rapporto “I numeri del cancro in Italia 2022” rivelano una sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi del 65% negli uomini e del 66% nelle donne, percentuali che possono aumentare fino al 77-79% se la malattia viene scoperta in tempo. Un messaggio di speranza, ma anche un monito a non sottovalutare i segnali che il corpo ci invia.

Un tumore subdolo e silenzioso

Secondo il professor Leo, una delle caratteristiche più pericolose del tumore al colon-retto è la sua natura silenziosa. Nelle fasi iniziali, infatti, la malattia può non dare sintomi evidenti. “All’inizio – spiega il chirurgo – il paziente può notare piccole tracce di sangue nelle feci o modifiche nella regolarità intestinale, ma spesso questi segnali vengono ignorati o attribuiti ad altre cause, come lo stress o una cattiva alimentazione”.

È proprio questa assenza di sintomi chiari che rende il tumore al colon-retto così pericoloso. Quando il paziente si accorge dei disturbi in modo evidente, la malattia può essere già in fase avanzata. Per questo motivo, il professore insiste su un concetto essenziale: la prevenzione salva la vita.

Prevenzione e screening: l’arma più potente

Il messaggio del professor Leo è chiaro: la prevenzione deve diventare un’abitudine. Conoscere la propria storia familiare è fondamentale, poiché tra il 15% e il 20% dei casi di tumore colorettale ha una componente ereditaria. In presenza di familiari colpiti dalla malattia, è quindi indispensabile sottoporsi a controlli regolari e mirati.

Gli strumenti diagnostici più efficaci rimangono la ricerca del sangue occulto nelle feci, la rettoscopia e la colonscopia, esami in grado di individuare la malattia anche molti anni prima che si manifesti con sintomi visibili. “La diagnosi precoce – afferma Leo – permette di intervenire in tempo, con terapie meno invasive e con tassi di guarigione altissimi. Oggi, chi si sottopone regolarmente a screening può scoprire il tumore quando è ancora in fase iniziale e completamente curabile”.

L’alimentazione e i falsi miti

Molto spesso l’alimentazione viene indicata come una delle principali cause del tumore al colon. Tuttavia, il professor Leo invita alla prudenza: “Mangiare in modo sano aiuta, ma non si può dire che esista un alimento cancerogeno per definizione. Se così fosse, non dovrebbe nemmeno essere in commercio”.

Secondo l’esperto, non bisogna farsi fuorviare da semplificazioni. L’insorgenza del tumore è un processo complesso in cui entrano in gioco fattori genetici, ambientali e biologici. “Basta pensare – aggiunge – che tracce di tumori sono state trovate perfino nei resti delle mummie egizie. Questo dimostra che la malattia accompagna l’uomo da millenni, indipendentemente dall’alimentazione moderna”.

Il suo consiglio è semplice e concreto: preferire alimenti freschi e poco lavorati, limitare gli eccessi di carne rossa e grassi saturi, e mantenere un corretto equilibrio tra alimentazione, attività fisica e benessere psicologico.

Una rivoluzione nella chirurgia oncologica

Oltre ad essere un luminare nella ricerca, il professor Leo è stato protagonista di una vera rivoluzione in sala operatoria. Ha infatti ideato una tecnica conservativa e curativa del colon-retto, in grado di preservare le funzioni fisiologiche del paziente e migliorare notevolmente la qualità della vita post-operatoria.

Per anni ha diretto la Struttura Complessa di Chirurgia Colon-rettale dell’Istituto dei Tumori di Milano, costruendo un reparto d’eccellenza e raccogliendo una delle casistiche cliniche più vaste al mondo. La sua esperienza ha contribuito a formare intere generazioni di medici e chirurghi, portando l’Italia ai vertici della ricerca oncologica internazionale.

I sintomi più banali che non vanno ignorati

Il tumore al colon-retto, infatti, può rimanere “silenzioso” per molto tempo, e i suoi segnali iniziali sono spesso banali o confusi con disturbi comuni dell’apparato digerente.
Ecco i campanelli d’allarme più frequenti, che non vanno mai ignorati, soprattutto dopo i 45-50 anni o se ci sono familiarità per questo tipo di tumore.

Segni lievi ma significativi da tenere d’occhio

1. Cambiamenti nelle abitudini intestinali

  • Alternanza di stitichezza e diarrea senza motivi apparenti.

  • Variazione nella forma delle feci (più sottili, “a nastro”).

  • Sensazione di incompleto svuotamento dopo la defecazione.

👉 Spesso questi sintomi vengono scambiati per sindrome del colon irritabile, ma se persistono per più di due settimane meritano una visita medica.

2. Tracce di sangue nelle feci

  • Può presentarsi come sangue rosso vivo, marrone scuro o feci più nere e catramose.

  • Anche se il sangue non è visibile a occhio nudo, può essere rilevato tramite il test del sangue occulto.

👉 È uno dei segnali più precoci e importanti: anche piccole perdite devono essere indagate.

3. Gonfiore addominale o dolori ricorrenti

  • Crampi, tensione o fitte all’addome, in punti non sempre precisi.

  • Sensazione di pienezza o gas persistente nonostante un’alimentazione regolare.

👉 Quando il tumore cresce, può ostruire parzialmente l’intestino, generando questi disturbi.

4. Calo di peso inspiegabile

  • Una perdita di peso significativa e rapida (oltre 5 kg in un mese) senza modifiche nella dieta.

  • Spesso associata a perdita di appetito e stanchezza.

👉 È un segnale tipico di molte forme tumorali, legato all’attività metabolica del tumore.

5. Anemia e pallore

  • L’anemia sideropenica (da carenza di ferro) può essere la prima spia di un tumore del colon.

  • Si manifesta con pallore, debolezza, vertigini, fiato corto.

👉 Il tumore può causare piccole perdite di sangue croniche che riducono lentamente le riserve di ferro.

6. Nausea e senso di pienezza dopo i pasti

  • Anche dopo aver mangiato poco, si può avvertire una sensazione di stomaco gonfio o saturo.

  • Nei casi più avanzati, può comparire nausea ricorrente o vomito.

👉 Questi disturbi possono indicare una parziale ostruzione intestinale dovuta a una massa che cresce.

7. Stanchezza cronica senza motivo

  • Una fatica insolita e persistente, anche dopo un riposo adeguato, può essere legata all’anemia o alla risposta infiammatoria del corpo.

👉 Non va mai sottovalutata se si accompagna ad altri sintomi intestinali.

Quando rivolgersi al medico

Se uno o più di questi sintomi:

  • persistono per più di due o tre settimane,

  • si presentano in modo intermittente ma ricorrente,

  • o si associano a perdite di sangue, anemia o calo di peso,

E’ importante parlarne subito con il medico di base o con un gastroenterologo.
L’esame più utile per escludere la presenza di lesioni precancerose o tumorali è la colonscopia, che permette di osservare direttamente l’interno del colon e rimuovere eventuali polipi prima che diventino maligni.

Un messaggio di speranza

Il professor Leo conclude con parole che trasmettono forza e fiducia: “Il tumore al colon-retto può essere sconfitto. Oggi la medicina ci offre strumenti potentissimi per farlo, ma la chiave resta la conoscenza. Sapere, informarsi e agire in tempo significa vivere”.

La sua testimonianza rappresenta un messaggio di speranza per migliaia di pazienti e famiglie, ma anche un richiamo alla responsabilità collettiva, perché la prevenzione non è solo un dovere individuale, ma un investimento per il futuro di tutti.


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