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Selvaggia Lucarelli scrive: La storia della ‘famiglia del bosco’ non è come ve la stanno raccontando. Vi svelo la verità


La vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco” ha acceso il dibattito in tutta Italia, dividendo opinione pubblica, politica e media. In molti hanno raccontato la storia come quella di due genitori alternativi a cui lo Stato avrebbe portato via i figli solo per aver scelto una vita lontana dalla società.

Ma secondo la ricostruzione di Selvaggia Lucarelli, la realtà sarebbe molto più complessa di quanto appaia. Dietro la narrazione romantica che circola online ci sarebbero elementi, atti e testimonianze che cambiano completamente prospettiva sulla vicenda.

Ciao, sono Selvaggia: quello che stai per leggere non è un mio articolo, ma un long form (un pezzo molto lungo) scritto da Marco Bellandi Giuffrida, che si occupa di divulgazione giuridica con particolare attenzione all’analisi dei provvedimenti giudiziari. Buona lettura!

La vicenda è purtroppo molto seria. Ed è anche diversa da come è stata raccontata, in questi giorni, da televisioni, giornali e politici. In questo articolo proviamo a fare ordine partendo dall’inizio e utilizzando l’unica cosa che dovrebbe davvero contare: gli atti giudiziari. L’ultimo dei quali, in ordine cronologico, è l’ordinanza del 5 marzo 2026 con cui il Tribunale dei Minorenni di l’Aquila ha disposto l’allontanamento della madre dalla casa-famiglia dove i servizi sociali le avevano consentito di essere ospitata insieme ai figli.

1. Chi sono i coniugi Trevallion-Birmingham e come sono arrivati in Italia.

Nathan Trevallion e Catherine Birminghan si conoscono a Bali nel 2016. Nathan viveva lì già da anni e lavorava prima come chef e poi nel commercio di mobili di pregio; Catherine arrivava invece da una lunga esperienza come istruttrice di equitazione tra Germania e Giappone. Ai giornali hanno raccontato di essersi innamorati «passeggiando sulla spiaggia insieme ai nostri sette cani, dove giorno dopo giorno ci siamo innamorati».

Il padre ha raccontato che l’idea di trasferirsi in Italia è nata dopo essere stato vittima di un grave incidente in taxi, quando era finito due settimane in ospedale e aveva cominciato a rimettere in discussione la vita frettolosa e stressata che conduceva. Da lì matura l’idea di rifarsi una vita, costruire una famiglia e spostarsi verso un’esistenza più essenziale. La madre, dal canto suo, ha spiegato che avevano scelto proprio l’Italia anche perché qui la scuola parentale (la scelta della famiglia di provvedere direttamente all’educazione dei figli) è riconosciuta, «al contrario della Spagna» (questo è vero), e perché in Abruzzo dicevano di trovare un forte senso di famiglia e un ambiente più coerente con il loro progetto di crescita dei figli a contatto con la natura.

Catherine nel 2011 aveva aperto un blog, in cui si definiva una «ricercatrice della verità» e scriveva di lavorare con le proprie non meglio precisate «Guide» (con la G maiuscola, naturalmente).

Arrivati in Italia, nel 2017 nasce la prima figlia, Utopia Rose, nel 2019 i due gemelli Galorian e Bluebell. Da quel momento, il blog diventa lo specchio per la promozione del loro stile di vita, che la mamma definisce esplicitamente «off-grid», di ritorno a una «esistenza semplice e preziosa che si allinea con il nostro io superiore e con la natura del nostro essere umano» Sempre nel blog, Catherine contrappone apertamente i modelli educativi e sociali convenzionali a un’altra idea di formazione: in un vecchio post scrive che la società ci impartisce un modello consumistico, che va neutralizzato per ritrovare «sé stessi» (la ricerca del sé interiore è una costante dei post del sito della mamma).

La svolta definitiva avviene nel 2021. Il 29 aprile i coniugi acquistano la catapecchia nel bosco a Palmoli nel Chietino; in agosto si fanno arrivare dall’estero il cavallo Lee e, il 9 novembre, celebrano il loro matrimonio proprio a Palmoli.

2. I funghi tossici e il primo contatto con la giustizia italiana.

Tutta la vicenda giudiziaria, se vogliamo dire la verità, nasce da una intossicazione da funghi. A fine settembre 2024 l’intera famiglia arriva al pronto soccorso dopo aver mangiato funghi raccolti nei boschi. Una di quelle storie che di solito finiscono con una lavanda gastrica, un paio di flebo e un racconto sul blog della mamma su “quei porcini che sembravano buoni”. Solo che qui non si conclude così. L’episodio finisce sui giornali locali e, soprattutto, fa scattare un meccanismo che non ha niente di straordinario, ma che ogni volta sorprende chi non lo conosce: la segnalazione ai servizi sociali.

Quando in ospedale arriva un bambino che potrebbe aver ingerito qualcosa di tossico, i medici non possono limitarsi a curarlo e salutare i genitori con una pacca sulla spalla”.

Tutti i membri della famiglia presentano sintomi di intossicazione alimentare e vengono visitati al pronto soccorso. Non si tratta di un episodio gravissimo dal punto di vista medico, ma quell’accesso ospedaliero attiva una segnalazione ai servizi sociali, come avviene quando sono coinvolti minori e si ritiene opportuno verificare le condizioni in cui vivono.

Nei mesi successivi, tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, iniziano quindi alcune verifiche. I servizi sociali e le autorità locali cercano di capire come vive la famiglia, che nel frattempo continua la propria esistenza nel bosco, seguendo un modello di vita autosufficiente e molto distante dagli standard abitativi comuni. Le informazioni raccolte parlano di una casa senza allacciamenti tradizionali ai servizi, con approvvigionamento di acqua e energia gestito in modo autonomo. In parallelo viene verificata anche la situazione dei bambini: l’istruzione risulta formalmente coperta da educazione parentale, collegata a una scuola che ne certifica il percorso.

Per diversi mesi la vicenda rimane confinata in un ambito amministrativo e di monitoraggio. Tuttavia le verifiche proseguono e il caso viene portato all’attenzione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che valuta la situazione nel quadro della tutela dei minori.

Il momento decisivo arriva il 20 novembre 2025. In quella data il tribunale emette un provvedimento molto pesante: decide di sospendere temporaneamente la responsabilità genitoriale dei due genitori e dispone l’allontanamento dei tre bambini dalla famiglia, collocandoli in una struttura protetta. Viene nominato anche un tutore che rappresenti gli interessi dei minori.

La decisione viene eseguita immediatamente e i bambini vengono trasferiti in una casa famiglia a Vasto. È a questo punto che la vicenda diventa improvvisamente pubblica. Nel giro di poche ore i media locali e nazionali iniziano a parlare della “famiglia che vive nel bosco” a cui sono stati tolti i figli.

Tra il 21 e il 22 novembre 2025 la storia esplode sui social e nei talk televisivi. Il caso viene raccontato da molti come quello di una famiglia alternativa punita dallo Stato per aver scelto una vita diversa. Altri invece sottolineano che il tribunale interviene solo quando ritiene che possano esserci rischi concreti per i minori.

La vicenda diventa rapidamente un caso politico. Diversi esponenti del governo intervengono pubblicamente. Il vicepremier Matteo Salvini parla di un “sequestro”, mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio annuncia verifiche sul caso. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni prende posizione criticando l’intervento giudiziario e chiedendo chiarimenti.

Nei giorni successivi, mentre il dibattito mediatico cresce, il tribunale prosegue il lavoro di valutazione. Tra fine novembre e inizio dicembre 2025 vengono raccolte relazioni dei servizi sociali e dei tutori nominati per i minori. In questa fase emergono elementi di forte conflitto tra la versione dei genitori e quella delle istituzioni che seguono il caso.

I genitori sostengono di essere stati penalizzati per il loro stile di vita alternativo e negano che i bambini vivessero in condizioni di pericolo. Alcuni abitanti del paese e gruppi di sostenitori organizzano manifestazioni e raccolte di firme per chiedere che la famiglia venga riunita.

Nel frattempo il tribunale ritiene necessario proseguire con una fase di osservazione dei bambini nella struttura protetta. All’inizio di dicembre i tutori dei minori esprimono parere contrario a un rientro immediato con i genitori, sostenendo che sia necessario più tempo per capire la situazione familiare e le condizioni psicologiche dei bambini.

A metà dicembre la questione torna davanti al tribunale. Il ricorso presentato dai genitori per ottenere il rientro dei figli viene respinto. I giudici stabiliscono che i bambini devono restare nella comunità e dispongono una perizia tecnica sulle competenze genitoriali e sul contesto familiare, con un tempo di alcuni mesi per completare le valutazioni.

Il caso continua a rimanere al centro del dibattito pubblico durante tutto l’inverno. Da una parte i sostenitori della famiglia parlano di un intervento sproporzionato dello Stato; dall’altra i rappresentanti delle istituzioni ribadiscono che le decisioni sono prese esclusivamente nell’interesse dei minori.

La vicenda arriva a un nuovo punto di svolta il 6 marzo 2026. In quel giorno iniziano ufficialmente le perizie sui bambini, affidate a una consulente tecnica nominata dal tribunale. Nello stesso momento il tribunale prende un’ulteriore decisione: dispone il trasferimento dei minori in un’altra struttura e stabilisce che la madre debba lasciare la casa famiglia in cui si trovava con loro.

Secondo il provvedimento, la presenza della madre viene considerata incompatibile con il percorso di osservazione e tutela avviato dal tribunale. Questa scelta provoca nuove polemiche e riaccende lo scontro politico e mediatico attorno al caso.

Nei giorni successivi i legali dei genitori contestano la decisione, sostenendo che la separazione dalla madre possa aggravare il disagio dei bambini. Alcuni consulenti della difesa parlano anche del rischio che il procedimento possa, nel tempo, portare a decisioni ancora più drastiche.

A quel punto la vicenda della “famiglia del bosco” è ormai diventata uno dei casi più discussi in Italia sul rapporto tra libertà dei genitori, tutela dei minori e potere dello Stato di intervenire quando ritiene che la situazione familiare non garantisca pienamente il benessere dei bambini.

La posizione del tribunale: non è una questione di stile di vita

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