Pesce intriso di mercurio, un gravissimo rischio per la tua salute: ecco quale non devi mangiare


Il pesce, che bontà! alla piastra, al cartoccio, in brodo, panato, in salamoia, è sicuramente molto gradito da grandi e piccini. I nutrizionisti consigliano questo alimento per una dieta sana ed equilibrata, in quanto il pesce è meno ricco di grassi “cattivi” e fonte di omega 3.

Purtroppo però non tutti i pesci apportano benefici alla salute; alcuni sono ricchi di mercurio, potenzialmente pericoloso per la salute.

Danni sulla salute del Mercurio

Il mercurio è considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) una delle 10 sostanze (o gruppi di sostanze) chimiche che causano maggiori preoccupazioni per gli effetti che può produrre nella popolazione esposta.

Il mercurio metallico è scarsamente assorbito a livello intestinale, ma raggiunge il polmone attraverso la respirazione e, una volta assorbito, può passare la barriera che protegge il cervello (barriera ematoencefalica) e la placenta.

L’assorbimento del mercurio inorganico attraverso l’apparato digerente e la pelle dipende dalla solubilità dei sali; il metilmercurio è facilmente assorbito dopo assunzione per bocca (orale). Il mercurio metallico e il metilmercurio hanno come bersaglio principale il sistema nervoso centrale e periferico, mentre i sali inorganici di mercurio sono corrosivi per occhi e pelle e, se ingeriti, hanno effetti sul sistema gastrointestinale e possono provocare danni ai reni.

Quali pesci non mangiare

Gli esperti di Altroconsumo hanno pubblicato sul supplemento In Salute un’inchiesta sul rischio di accumulo di mercurio derivante dal consumo di alcune tipologie di pesce. Riporta ilfattoalimentare.it che si tratta in particolare dei grandi predatori come lo spada e la verdesca (un tipo di squalo), che presentano nel loro organismo quantità significative di metilmercurio, particolarmente tossico per gli esseri umani. Anche dosi piuttosto basse possono avere ripercussioni sul sistema nervoso e sul cervello in via di sviluppo, come quello dei feti, neonati

Altroconsumo ha analizzato un centinaio di pesci freschi, surgelati e conservati appartenenti alle venti specie più consumate in Italia per capire se tra coloro che mangiano le quantità di pesce raccomandate dalle linee guida, esiste il rischio concreto di superare il limite di metilmercurio. Il risultato è che c’è una concreta possibilità per i consumatori abituali di pesce spada e verdesca che con una sola porzione (60 grammi per i bambini e 150 per gli adulti) superano ampiamente la dose settimanale tollerabile di mercurio.

Meglio scegliere i pesci di taglia più piccola o non carnivori e variare sempre tra i prodotti disponibili. Infatti molte altre specie, diffuse sul mercato e poco care, risultano poco contaminate come: trota salmonata, sardine, sgombro, merluzzo, platessa e salmone. Vanno invece limitate a una volta a settimana per gli adulti piatti a base di spada, tonno rosso, verdesca, smeriglio, palombo, luccio. Le donne incinte o in allattamento e i bambini dovrebbero invece evitare del tutto il consumo di questi pesci.

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