Pensione troppo bassa e non arrivi a fine mese? ecco le soluzioni per aumentare l’assegno


Hai una pensione troppo bassa e non sai come arrivare a fine mese? Non aver timore, ci sono diverse soluzioni che possono risolvere questo problema, andando ad aumentare la cifra in modo che sia sufficiente per vivere dignitosamente.

Pensione bassa? ecco come aumentarla

Se nel passato la pensione era soddisfacente e si viveva bene, con l’arrivo dell’euro ha perso valenza e arrivare a fine mese è sempre più difficile.

Per i redditi bassi però ci sono diversi strumenti utili per aumentare l’importo della pensione: vediamo quali sono e qual è la misura dell’incremento previsto.

Se pensi che la pensione sia troppo bassa e fatichi ad arrivare a fine mese, puoi richiedere l’aumento in questi modi che ti elencheremo e ti spiegheremo come fare.

Prima soluzione: integrazione al trattamento minimo

L’integrazione al trattamento minimo (istituito dall’articolo 6 della legge 638/1983) è quello strumento con cui la legge tutela quei pensionati che hanno un reddito, e una pensione, molto bassa da non garantire una vita dignitosa.

Con l’integrazione al trattamento minimo, quindi, lo Stato corrisponde al pensionato un importo tale da far sì che la pensione raggiunga la cifra stabilita che – per l’anno 2021 – è pari a 515 €.

Facciamo un esempio per capire nel dettaglio come si calcola l’integrazione al minimo, in base ai nuovi valori 2020-21:

-se il pensionato ha un reddito complessivo di 3mila euro annui ed una pensione di 200 euro mensili, ha diritto all’integrazione piena della pensione, sino ad arrivare a 515,58 euro;

-se, invece, il reddito complessivo dell’interessato è pari a 10mila euro, l’integrazione della pensione non può essere totale, ma parziale, ossia pari alla differenza tra il limite di reddito di 13.405,08 euro ed il reddito complessivo.

Per calcolare l’integrazione mensile, si deve:

  • sottrarre il reddito totale del pensionato dalla soglia limite;
  • dividere la cifra per 13.

Se il soggetto interessato non è coniugato, allora il limite di reddito da non superare per avere diritto alla piena integrazione è pari a 6.669,13€. Se invece il reddito supera questa soglia, ma si trova comunque al di sotto dei 13.338,26€ (che equivalgono a due volte l’importo annuo del trattamento minimo) allora si avrà comunque diritto ad una integrazione ma in misura parziale.

Seconda soluzione: incremento al milione

L’incremento al milione è la maggiorazione sociale che invece spetta ai pensionati con più di 70 anni che hanno un reddito non superiore a 8.443,18€ (se non coniugati) o a 14.259,18€ (se coniugati).

Per averne diritto è necessario che l’importo della pensione percepita sia inferiore al milione delle vecchie lire, che in euro corrispondono a circa 638,00€; per effetto delle rivalutazioni intervenute in questi anni, però, l’importo dell’assegno non deve superare esattamente i 649,65€.

Prima di vedere qual è l’importo, è bene sottolineare che questo, comprensivo dell’eventuale maggiorazione sociale, non può superare l’importo mensile dato dalla differenza che c’è tra i suddetti 649,65€ e l’importo del trattamento minimo o della pensione sociale. Di conseguenza, per chi percepisce una pensione l’importo massimo del trattamento minimo è di 136,64€; per chi invece è titolare di un assegno sociale, questo è di 191,65€.

Terza soluzione: integrazione sociale

Per chi ha compiuto i 60 anni vi può essere il diritto alla maggiorazione sociale che è pari a :

-25,83 euro al mese per coloro che hanno dai 60 ai 64 anni;
-82,64 euro al mese per chi ha un’età tra i 65 ei 69 anni.

Quarta soluzione: pensione cittadinanza fino a 780 euro

La pensione di cittadinanza, introdotta con Decreto legge numero 4 del 28 gennaio 2019, è una misura di contrasto alla povertà attraverso l’erogazione di un sussidio mensile, di importo variabile in base alle condizioni economiche ed al numero dei componenti il nucleo familiare.

Se i componenti del nucleo familiare abbiano età pari o superiore a 67 anni, oppure se nel nucleo familiare sono presenti anche persone di età inferiore a 67 anni in condizione di disabilità grave o non autosufficienza, si può richiedere la Pensione di Cittadinanza (PdC).

La Pensione di Cittadinanza 2021 è, pertanto, un sostegno economico, erogato dallo Stato in favore dei pensionati a basso reddito. Per beneficiare della pensione di cittadinanza è necessario essere in possesso di determinati requisiti ISEE, di residenza e di età. Se in possesso dei requisiti, infatti, l’assegno pensionistico viene integrato fino ad un massimo di 780 euro.

La pensione di cittadinanza, spetta a quei nuclei familiari con un ISEE inferiore ai 9.360,00€ (stessa soglia prevista per il reddito di cittadinanza) e un reddito familiare inferiore a 7.560,00€ (elevato a 9.360,00€ qualora il nucleo familiare risieda in abitazione in affitto).

Prendiamo come esempio un pensionato solo con reddito di 5.000€: per questo è prevista un’integrazione annua di 2.256€, pari a 188,00€ mensili erogati sulla carta RdC. Nel caso in cui il pensionato vivesse in affitto ci sarebbe un’ulteriore integrazione, pari al costo del canone di locazione per un massimo di 150,00€ mensili.

La quattordicesima

Ricordiamo che tutti i pensionati che ricevono un assegno pensionistico molto magro, possono richiedere la quattordicesima. Per maggiori informazioni Anche i titolari di pensione di reversibilità possono ricevere la quattordicesima: ecco come fare

A chi spetta e quando arriva la quattordicesima? 5 tipi di pensioni che ne danno diritto


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