Omicidio Garlasco, nuovo colpo di scena: “Lo scontrino della sosta non è suo”
Omicidio di Garlasco, la nuova verità sullo scontrino che cambia tutto

Un nuovo e inatteso sviluppo scuote ancora una volta il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nell’agosto del 2007. A quasi diciotto anni dai fatti, spunta un elemento che potrebbe rimettere in discussione uno dei punti centrali dell’indagine: lo scontrino del parcheggio che avrebbe dovuto confermare l’alibi di Andrea Sempio, amico d’infanzia di Marco Poggi, fratello della vittima. Secondo le ultime indagini, infatti, quel tagliando non apparterrebbe a Sempio, aprendo nuovi interrogativi e incrinando una versione difensiva finora ritenuta coerente.
Il mistero dello scontrino di Vigevano
Tutto ruota attorno a un piccolo pezzo di carta: uno scontrino da un euro, emesso alle 10:18 del 13 agosto 2007 dal parchimetro di piazza Sant’Ambrogio, a Vigevano. Quel giorno Chiara Poggi fu uccisa nella sua casa di Garlasco, e per la difesa di Sempio quel biglietto costituiva la prova che il giovane non poteva trovarsi sulla scena del delitto, essendo in un’altra città.
Per anni lo scontrino è stato il fulcro dell’alibi dell’allora diciannovenne. Secondo quanto sostenuto dai genitori, era stato la madre a conservarlo con cura per oltre un anno, prima di mostrarlo ai carabinieri durante un interrogatorio, ritenendolo una prova della presenza del figlio lontano da Garlasco.
Ma oggi, quell’oggetto così apparentemente banale, torna sotto la lente degli inquirenti. I carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, coordinati dalla procura di Pavia, hanno infatti raccolto una nuova testimonianza che potrebbe cambiare la prospettiva dell’intero caso.
Il super-testimone mai ascoltato prima
Il testimone, che fino a oggi non era mai stato sentito nelle indagini, avrebbe raccontato agli investigatori di conoscere direttamente la provenienza dello scontrino. Secondo la sua versione, quel tagliando non fu ritirato da Sempio, ma gli venne consegnato successivamente.
Un dettaglio che, se confermato, avrebbe conseguenze pesanti: l’alibi di Sempio cadrebbe, e con esso anche la narrazione fornita dalla famiglia per spiegare i suoi spostamenti la mattina del delitto.
Gli investigatori stanno ora lavorando per verificare la credibilità del testimone e riscontrare le sue affermazioni con elementi oggettivi. Analisi tecniche, confronti documentali e verifiche sugli orari di emissione e sui dati del parchimetro potrebbero chiarire se il racconto trova riscontri o se si tratta di una falsa pista.
Le contraddizioni dell’alibi
La ricostruzione fornita negli anni da Sempio e dai suoi familiari descriveva un ragazzo che, la mattina del 13 agosto 2007, aveva deciso di recarsi in auto a Vigevano per andare in libreria, a circa dieci chilometri da Garlasco. L’acquisto del biglietto di sosta alle 10:18 ne sarebbe stato il riscontro temporale.
Tuttavia, secondo le nuove ipotesi investigative, quel biglietto non fu emesso da lui, ma ottenuto in un secondo momento. Se così fosse, verrebbe meno la certezza che Sempio si trovasse davvero a Vigevano durante l’omicidio di Chiara Poggi.
Questa circostanza riaprirebbe scenari che si ritenevano ormai chiusi, con implicazioni potenzialmente gravi per l’indagato, già sotto accusa per concorso in omicidio. Gli inquirenti intendono ora chiarire se lo scontrino sia stato utilizzato consapevolmente per costruire un alibi, o se la sua origine sia frutto di un malinteso.
L’avvocato che si dissocia
A rendere il quadro ancora più complesso è arrivata la presa di posizione dell’avvocato Massimo Lovati, che per mesi aveva assistito Andrea Sempio nella difesa. Nei giorni scorsi, infatti, Lovati ha deciso di prendere le distanze dal proprio assistito, criticando apertamente l’utilizzo dello scontrino come prova di innocenza.
«Se lui continua a usare quello scontrino, va contro un muro: lo scontrino è falso», avrebbe dichiarato Lovati attraverso il suo legale Fabrizio Gallo, che lo rappresenta in alcune questioni disciplinari. Secondo l’avvocato, «se una persona è innocente, non ha bisogno di correre per trovarsi un alibi; perché dire che era lontano dal posto in cui è stata uccisa Chiara Poggi?».
Lovati ha inoltre spiegato che, in assenza di un riscontro esterno — come immagini di telecamere, testimonianze dirette o tracce documentali —, quel biglietto non ha alcun valore probatorio: «È carta straccia», avrebbe ribadito durante un’intervista televisiva.
Gli inquirenti e la ricerca della verità
Le nuove indagini, coordinate dalla procura di Pavia, si muovono su un terreno delicato. Dopo anni di processi, archiviazioni e riaperture, il caso di Garlasco continua a essere un enigma intricato, dove ogni dettaglio può ribaltare certezze consolidate.
Gli investigatori stanno verificando tutti i possibili collegamenti tra Sempio, la sua famiglia e il luogo di emissione dello scontrino. Si analizzano inoltre i tabulati telefonici, i tempi di percorrenza e le eventuali incongruenze tra le dichiarazioni rilasciate nel tempo. L’obiettivo è stabilire con certezza dove si trovasse Andrea Sempio nel momento in cui Chiara Poggi veniva uccisa nella sua abitazione di via Pascoli.
Se il nuovo testimone dovesse risultare credibile, il suo racconto potrebbe rappresentare un punto di svolta decisivo. In quel caso, lo scontrino da un euro non solo perderebbe valore, ma diventerebbe una prova a doppio taglio, potenzialmente capace di aggravare la posizione dell’indagato.
Un caso che non smette di sorprendere

Il delitto di Chiara Poggi, avvenuto in una tranquilla cittadina della provincia pavese, rimane uno dei misteri giudiziari più discussi degli ultimi vent’anni. Dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, nuove piste e nuove ipotesi continuano a emergere, tenendo viva una vicenda che sembrava chiusa.
La figura di Andrea Sempio, amico di famiglia dei Poggi, era riemersa negli ultimi anni come possibile presenza nell’orbita del caso, ma sempre ai margini delle accuse principali. Ora, con la rivelazione sullo scontrino e il racconto del super-testimone, il suo nome torna a occupare un posto centrale.
In un’inchiesta dove ogni dettaglio ha pesato come una sentenza, anche un semplice pezzo di carta — un biglietto da un euro — può diventare il simbolo di una verità che ancora sfugge. E finché quella verità non sarà pienamente ricostruita, il caso Garlasco continuerà a essere una ferita aperta nella memoria collettiva.
