Modello 730/2026, arriva il bonus fino a 2.160 euro: chi può ottenerlo con la dichiarazione

Superata la soglia dei 20.000 euro, il bonus non scompare subito, ma cambia forma. Non viene più riconosciuto come somma aggiuntiva diretta, bensì come ulteriore detrazione fiscale.
Per i redditi superiori a 20.000 euro e fino a 32.000 euro, la detrazione è pari a 1.000 euro. Oltre i 32.000 euro, però, l’importo comincia a ridursi progressivamente, fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro.
Questo significa che chi si colloca nella fascia compresa tra 32.000 e 40.000 euro non perde subito il diritto al beneficio, ma lo vede diminuire gradualmente all’aumentare del reddito.
Quando il rimborso arriva con il 730/2026
In linea generale, sia il trattamento integrativo sia il bonus per il taglio del cuneo fiscale vengono riconosciuti mensilmente in busta paga dal datore di lavoro. Tuttavia, non sempre questo accade.
Ci sono infatti casi nei quali le somme non vengono erogate durante l’anno e possono quindi essere recuperate successivamente tramite la dichiarazione dei redditi. È il caso, ad esempio, dei lavoratori domestici, come colf e badanti, ma anche di chi ha scelto di rinunciare all’erogazione mensile oppure di chi, per ragioni tecniche o fiscali, non ha ricevuto gli importi spettanti.
In tutte queste situazioni, il modello 730/2026 diventa lo strumento con cui recuperare le somme a titolo di rimborso IRPEF, che come di consueto inizieranno a essere pagate a partire dal mese di luglio.
Perché la Certificazione Unica sarà decisiva
Per capire se si ha davvero diritto al rimborso sarà fondamentale controllare con attenzione la Certificazione Unica 2026, che il datore di lavoro dovrà consegnare entro il 16 marzo.
Per quanto riguarda il bonus legato al taglio del cuneo fiscale, bisognerà osservare la nuova sezione della CU denominata “Somma che non concorre alla formazione del reddito”. Qui, nei punti da 718 a 723, saranno riportate le informazioni utili per capire se il lavoratore possiede i requisiti richiesti.
In particolare, nel punto 718 il datore di lavoro indicherà:
- Codice 1 se i requisiti risultano presenti;
- Codice 2 se non risultano presenti oppure se è stato superato il limite dei 40.000 euro di reddito.
Molto importante sarà anche il punto 724, dove verrà specificato se la somma è stata:
- effettivamente erogata, con Codice 1;
- non erogata, con Codice 2.
Se compare il secondo codice, il contribuente potrà in linea generale recuperare l’importo nel 730/2026, sempre verificando di restare nei limiti reddituali previsti.
Dove controllare il trattamento integrativo
Anche per il trattamento integrativo è necessario guardare con attenzione la Certificazione Unica.
In questo caso, il riferimento principale è il punto 390 della CU 2026. Qui sarà possibile capire se il bonus è stato già riconosciuto oppure no.
Se compare il Codice 1, significa che il trattamento integrativo è già stato erogato, mentre nel punto 391 sarà indicato l’importo corrisposto. Se invece compare il Codice 2, il bonus non è stato riconosciuto e quindi potrà essere richiesto tramite il modello 730/2026, se spettante.
Le detrazioni che incidono sul calcolo
Per chi ha redditi superiori a 15.000 euro e fino a 28.000 euro, il trattamento integrativo dipende da un confronto tra IRPEF lorda e alcune specifiche detrazioni fiscali.
Tra queste rientrano, ad esempio, le detrazioni per familiari a carico, quelle per redditi da lavoro dipendente, gli interessi passivi su determinati mutui o prestiti stipulati entro il 31 dicembre 2021, oltre alle rate di detrazioni per spese sanitarie, interventi di ristrutturazione edilizia, riqualificazione energetica e altre spese agevolate sostenute entro la stessa data.
Proprio per questo motivo, due lavoratori con lo stesso reddito potrebbero non ricevere lo stesso importo: entrano in gioco infatti diversi elementi legati alla situazione fiscale personale.
Chi può davvero arrivare a 2.160 euro
La cifra massima di 2.160 euro non spetta a tutti, ma solo a chi si trova in una situazione molto precisa.
Per ottenere il massimo bisogna innanzitutto avere un reddito complessivo non superiore a 15.000 euro, cioè la fascia che consente di ottenere il trattamento integrativo pieno e le percentuali più favorevoli del bonus per il taglio del cuneo fiscale.
Inoltre, è necessario aver lavorato per tutto l’anno, perché entrambe le misure sono parametrate ai giorni effettivi di lavoro. Infine, bisogna non aver ricevuto i bonus in busta paga, nemmeno in parte, così da poterli recuperare integralmente in sede di dichiarazione.
Chi supera i 15.000 euro e fino a 40.000 euro può comunque avere diritto a una parte delle somme, ma l’importo si riduce progressivamente secondo le regole previste.
Attenzione al 730 precompilato
Per avere una conferma definitiva della propria situazione non basterà leggere la CU. Sarà molto importante controllare anche i dati riportati nel 730 precompilato, che l’Agenzia delle Entrate renderà disponibile a partire dal 30 aprile.
Qui potranno già comparire le informazioni trasmesse dai sostituti d’imposta, utili per verificare se i bonus siano stati riconosciuti correttamente oppure se vi sia ancora qualcosa da recuperare.
Conclusione
Il modello 730/2026 porta quindi con sé una possibilità molto interessante per molti lavoratori dipendenti. Il nuovo bonus legato al taglio del cuneo fiscale può sommarsi al trattamento integrativo, permettendo in alcuni casi di ottenere un rimborso complessivo fino a 2.160 euro.
Non tutti, però, riceveranno la stessa cifra. Contano il reddito, i giorni lavorati, la presenza delle detrazioni e soprattutto il fatto che le somme siano state o meno già pagate in busta paga.
Per questo sarà essenziale controllare con cura la Certificazione Unica 2026 e, successivamente, il 730 precompilato, così da capire se si ha diritto a un rimborso e in quale misura.
