Allarme Covid: ecco il nuovo sintomo che spaventa ed è irreversibile


Nel nostro paese la situazione dei contagi sembra essere abbastanza contenuta: nella giornata di ieri ci sono stati 153 decessi e il numero dei ricoveri è diminuito. A preoccupare gli esperti però, sono i sintomi delle nuove varianti che comporterebbero disagi irreversibili a chi contrae il covid.

Omicron: ecco il nuovo sintomo che spaventa

Qualche giorno fa è stata isolata nel nostro paese la sottovariante Omicron 4, che si sta diffondendo in diversi paesi tra cui il Sudafrica.

I sintomi delle sottovarianti BA.4 e BA.5 (quest’ultima ancora non isolata in Italia) sono simili a quelli di Omicron: spossatezza, naso che cola, febbre (non sempre), problemi gastrointestinali. Ma da un recente studio è emerso un nuovo sintomo che può emergere a distanza di mesi dall’infezione e che sarebbe irreversibile.

Dalla ricerca emerge che il ricovero in ospedale a causa del Covid potrebbe far invecchiare il cervello di vent’anni. Lo studio è stato realizzato dagli esperti dell’Università di Cambridge, che hanno spiegato come il nuovo sintomo equivalga a una perdita di circa 10 punti dal proprio quoziente intellettivo (QI).

Il motivo, già studiato in precedenza è chiaro: il covid danneggia la funzione cerebrale. Ma i ricercatori britannici hanno spiegato che questo è il primo studio nel suo genere a valutarne rigorosamente l’impatto.

Lo studio

covid nebbia mentale

I ricercatori britannici hanno testato le capacità cognitive di 46 pazienti con un’età media di 51 anni, che erano stati ricoverati per Covid nel 2020. Un terzo delle persone intervistate era stato collegato ai ventilatori. I pazienti presi a campione sono stati sottoposti a una serie di test di memoria, attenzione e ragionamento, a distanza di sei mesi dalla malattia.

Dai risultati è emerso che chi è guarito dal Covid severo è generalmente più lento nell’elaborare ragionamenti e trovare soluzioni rapide.

Secondo gli autori della ricerca, questo problema era comunemente segnalato tra coloro che hanno sperimentato la «nebbia cerebrale» post Covid.

I pazienti ad aver ottenuto i voti peggiori del test, sono quelli che hanno avuto bisogno della ventilazione meccanica. La gravità della malattia dunque sarebbe un fattore trainante del declino cognitivo generato dal Long Covid.

Dalla ricerca, che ha coinvolto anche gli studiosi dell’Imperial College London, emerge che il deterioramento cognitivo nei sopravvissuti al Covid è simile a quello osservato quando le persone invecchiano dai 50 ai 70 anni. E se alcuni pazienti hanno evidenziato un miglioramento cognitivo «graduale» 10 mesi dopo l’infezione, gli scienziati hanno affermato che alcuni potrebbero non recuperare mai completamente la loro precedente intelligenza e capacità di ragionamento.

L’invecchiamento prematuro potrebbe essere dovuto al virus che riduce l’ossigeno al cervello o all’infiammazione dei tessuti cerebrali che si verifica mentre il corpo tenta di combattere l’infezione da Covid-19.




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