<p><span style="color: #000000;"><strong>Tumore al pancreas, la pillola daraxonrasib raddoppia la sopravvivenza: i medici parlano di svolta</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Arriva una notizia che sta facendo sperare medici, ricercatori e pazienti: un nuovo farmaco orale, chiamato <strong>daraxonrasib</strong>, ha mostrato risultati molto importanti contro il <strong>tumore al pancreas metastatico</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si tratta di una pillola da assumere ogni giorno che, secondo i dati presentati al congresso annuale dell’<strong>American Society of Clinical Oncology</strong>, avrebbe quasi <strong>raddoppiato la sopravvivenza</strong> dei pazienti rispetto alla chemioterapia standard.</span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-30354" src="https://www.social-magazine.it/wp-content/uploads/2026/06/tumore-pancreas-cura.png" alt="" width="1672" height="941" /></p>
<p><span style="color: #000000;">La notizia è stata accolta con grande emozione dalla comunità scientifica, perché il tumore al pancreas è tra le malattie oncologiche più aggressive e difficili da trattare. Spesso viene diagnosticato tardi e le possibilità terapeutiche, soprattutto nelle fasi avanzate, sono ancora limitate.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La professoressa <strong>Rachna Shroff</strong>, primario presso la Divisione di Ematologia e Oncologia del Cancer Center dell’Università dell’Arizona, ha raccontato di essersi commossa dopo aver letto per la prima volta i risultati dello studio. Ha spiegato che, dopo anni trascorsi a curare pazienti con cancro al pancreas, dati di questo tipo rappresentano qualcosa di rarissimo e profondamente significativo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Durante la presentazione dei risultati, avvenuta all’ASCO 2026 a Chicago, gli specialisti presenti hanno accolto lo studio con una vera e propria standing ovation. Anche il professor <strong>Roberto Burioni</strong> ha commentato con entusiasmo la notizia, definendola una buona notizia straordinaria e sottolineando che risultati simili non si erano mai visti prima in questo contesto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il farmaco, secondo quanto riportato, potrebbe essere disponibile molto rapidamente negli Stati Uniti grazie all’approvazione della <strong>Food and Drug Administration</strong>. Per l’Europa e l’Italia, invece, bisognerà attendere gli eventuali passaggi presso <strong>EMA</strong> e <strong>AIFA</strong>, ma gli esperti ritengono possibile che, vista l’importanza dei risultati, il percorso possa procedere con grande attenzione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">È importante però chiarire subito un punto: <strong>non si parla ancora di una cura definitiva</strong>. Daraxonrasib non elimina la malattia, ma rappresenta un passo avanti molto importante perché consente ai pazienti di vivere più a lungo e, in molti casi, con un profilo di tollerabilità migliore rispetto alla chemioterapia tradizionale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In una malattia così grave, guadagnare mesi preziosi può significare molto: più tempo con la propria famiglia, più possibilità di ricevere nuove cure, più speranza in un percorso che fino a oggi era spesso segnato da poche alternative.</span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>Lo studio RASolute 302: cosa è emerso e perché daraxonrasib può cambiare la cura</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">I risultati arrivano dallo studio clinico di Fase 3 chiamato <strong>RASolute 302</strong>, guidato da scienziati del <strong>Dana-Farber Cancer Institute di Boston</strong>. La ricerca ha coinvolto circa <strong>500 pazienti</strong> provenienti da Nord America, Europa e Asia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I partecipanti avevano un’età media di <strong>66 anni</strong>, erano per metà uomini e per metà donne, e tutti erano affetti da <strong>adenocarcinoma pancreatico metastatico</strong>, cioè la forma più comune di tumore al pancreas, responsabile di oltre il 90% dei casi diagnosticati.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tutti i pazienti erano già stati sottoposti a una precedente terapia. Per questo motivo daraxonrasib è stato studiato come <strong>trattamento di seconda linea</strong>, cioè come cura somministrata dopo il fallimento o la progressione della malattia nonostante un primo trattamento.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel dettaglio, <strong>248 pazienti</strong> hanno ricevuto daraxonrasib ogni giorno, mentre <strong>252 pazienti</strong> sono stati trattati con chemioterapia standard. Il follow-up mediano è stato di <strong>8,5 mesi</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I ricercatori hanno valutato diversi parametri: la <strong>sopravvivenza globale</strong>, la <strong>sopravvivenza libera da progressione della malattia</strong>, il <strong>tasso di risposta</strong> e la <strong>qualità della vita</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il dato più importante riguarda la sopravvivenza globale mediana: nei pazienti trattati con daraxonrasib è stata di <strong>13,2 mesi</strong>, contro i <strong>6,7 mesi</strong> registrati nei pazienti trattati con chemioterapia. In pratica, il nuovo farmaco ha quasi raddoppiato la sopravvivenza rispetto al trattamento standard.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche sul fronte degli effetti collaterali i dati sono risultati favorevoli. Le reazioni avverse gravi, di grado 3 o superiore, si sono verificate nel <strong>43,6%</strong> dei pazienti trattati con daraxonrasib, contro il <strong>57,5%</strong> dei pazienti sottoposti a chemioterapia. Anche il tasso di abbandono del trattamento è stato più basso nel gruppo trattato con la nuova pillola.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma perché questo farmaco è così promettente? Daraxonrasib agisce sulla via di segnalazione <strong>RAS</strong> ed è in grado di colpire il gene <strong>KRAS mutato</strong>, presente in oltre il 90% dei pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico. Questa mutazione favorisce la crescita e la diffusione delle cellule tumorali, ed è da tempo considerata uno dei bersagli più importanti nella lotta contro il tumore al pancreas.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La professoressa Shroff ha spiegato che lo studio dimostra quanto sia fondamentale colpire la via RAS nel trattamento del carcinoma pancreatico. Secondo la specialista, i risultati soddisfano tutti i criteri clinici più rilevanti: sopravvivenza globale, controllo della malattia, risposta al trattamento e qualità della vita.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche il professor <strong>Brian M. Wolpin</strong>, autore principale dello studio e ricercatore del Dana-Farber Cancer Institute, ha sottolineato che daraxonrasib ha raggiunto gli endpoint primari e secondari chiave, con miglioramenti statisticamente significativi e clinicamente rilevanti. Per questo, secondo gli esperti, il farmaco potrebbe diventare un nuovo standard di cura per i pazienti con carcinoma pancreatico metastatico già trattati.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Resta comunque fondamentale non creare false illusioni: gli stessi ricercatori hanno precisato che non siamo davanti a una guarigione definitiva. Tuttavia, si tratta di un enorme passo avanti in una malattia in cui ogni progresso ha un valore altissimo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La speranza è che questo risultato apra la strada anche ad altri farmaci simili. La via RAS, infatti, è coinvolta anche in altri tumori, come alcune forme di cancro al colon-retto e ai polmoni. Per questo sono già in corso sperimentazioni su molecole simili che potrebbero allargare le possibilità di trattamento anche ad altre patologie oncologiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La ricerca sul tumore al pancreas sta mostrando segnali sempre più importanti: oltre a daraxonrasib, sono allo studio anche strategie innovative come i vaccini a mRNA sperimentali, che in alcuni pazienti hanno dato risultati promettenti a lungo termine.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il messaggio, quindi, è chiaro: non siamo ancora alla sconfitta del tumore al pancreas, ma la scienza sta compiendo passi che fino a pochi anni fa sembravano difficili da immaginare.</span></p>
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