MALATA DI TUMORE MALIGNO PREGA SAN CARLO ACUTIS E GUARISCE
Dalla paura alla remissione, un cammino di fede
Davanti alla tomba del Beato Carlo Acutis, Lola non formulò una richiesta egoistica. La sua preghiera fu semplice e diretta: poter restare accanto ai suoi figli, accompagnarli nella crescita, non lasciarli troppo presto. Un affidamento più che una supplica, vissuto in un momento di estrema fragilità fisica ed emotiva.
Subito dopo quella visita, Lola racconta di aver provato una profonda pace interiore, una sensazione di sollievo che non cancellava la malattia, ma le permetteva di affrontarla con uno spirito diverso. Tornata in Spagna, si sottopose a nuovi accertamenti medici. Ed è qui che emerse un primo, inatteso cambiamento.
Il tumore, inizialmente attribuito alle ovaie, venne riclassificato come cancro all’appendice. Una patologia comunque seria e complessa, ma con un decorso e una prognosi differenti, meno devastanti di quanto temuto in un primo momento. Una revisione diagnostica che aprì nuovi scenari terapeutici e riaccese una speranza che sembrava ormai spenta.

Nel frattempo, attorno a Lola si era creata una catena di preghiera che coinvolgeva familiari, amici e persone lontane, unite dal desiderio di accompagnarla in quel percorso. Un sacerdote che la seguiva spiritualmente le amministrò l’Unzione degli infermi e le donò una reliquia del Beato Carlo Acutis, rafforzando un legame che la famiglia sentiva ormai come parte integrante della loro esperienza.
Il cammino medico non fu semplice. Lola affrontò due interventi chirurgici e diversi cicli di chemioterapia, attraversando momenti di grande fatica fisica e psicologica. Ma con il passare del tempo, i controlli iniziarono a mostrare segnali incoraggianti. Fino ad arrivare a una notizia che sembrava impensabile all’inizio di quel percorso: il tumore era scomparso.
La malattia entrò in remissione, e le condizioni di Lola migliorarono progressivamente. Per lei e per la sua famiglia, questa guarigione non è stata solo il risultato delle cure mediche, ma anche il frutto di un cammino spirituale profondo, vissuto come una risposta a quell’affidamento fatto ad Assisi.
L’esperienza della malattia e della guarigione ha trasformato radicalmente la vita di Lola e di suo marito. Oggi partecipano quotidianamente alla Messa, vivono la fede come un impegno concreto e sentono il desiderio di testimoniare ciò che hanno vissuto. Non come un racconto sensazionalistico, ma come una storia di dolore, speranza e fiducia.
Per loro, ciò che è accaduto non è solo una guarigione fisica, ma una missione di evangelizzazione, il desiderio di condividere l’importanza dell’abbandono a Dio anche nei momenti più bui. Una storia che continua, non più segnata dalla paura del tempo che finisce, ma dalla gratitudine per il tempo che è stato restituito.
