Fuoco di S Antonio, aumentano i casi. L’allarme dei medici: ” Attenzione, può costarvi la vista”
Perché il fuoco di Sant’Antonio può diventare pericoloso per gli occhi
Quando il fuoco di Sant’Antonio interessa il viso, e in particolare la fronte, il naso o l’area attorno all’occhio, la situazione diventa delicata. In questi casi il virus può coinvolgere il nervo trigemino, uno dei principali nervi del volto, che ha un ramo diretto collegato all’occhio.
È questa la condizione che i medici definiscono herpes zoster oftalmico, una delle forme più temute della malattia. Il problema non è solo cutaneo: il virus segue il percorso del nervo e può raggiungere le strutture oculari, causando danni anche gravi.

I rischi per la vista non sono teorici. Se l’infezione non viene trattata rapidamente, possono comparire infiammazione della cornea, ulcere, cheratiti, iriti e, nei casi più seri, una riduzione permanente della vista fino alla cecità. Un aspetto spesso sottovalutato è che le complicanze oculari possono manifestarsi anche quando le vescicole cutanee stanno già guarendo, dando un falso senso di sicurezza.
Il dolore associato a questa forma è particolarmente intenso. Il coinvolgimento del trigemino provoca una sofferenza che molti pazienti descrivono come insopportabile, continua, profonda. Non a caso alcuni medici riportano testimonianze estreme di persone che, per spiegare l’intensità del dolore, arrivano a dire di avere la sensazione di “volersi strappare l’occhio”.
Dal punto di vista terapeutico, la tempestività è fondamentale. Gli antivirali orali – come aciclovir, valaciclovir o famciclovir – devono essere assunti il prima possibile, idealmente entro le prime 72 ore dall’esordio dei sintomi. Questo riduce la durata della malattia e soprattutto il rischio di complicanze gravi. A questi si associano antidolorifici e un’attenta gestione delle lesioni cutanee per evitare sovrainfezioni.
Il contagio non avviene per via respiratoria come la varicella, ma per contatto diretto con le vescicole nella fase attiva. Toccarle o romperle, soprattutto senza adeguata igiene, può trasmettere il virus a chi non è immune.
Proprio per prevenire le forme più severe, gli esperti ribadiscono l’importanza della vaccinazione. Il calendario nazionale prevede l’offerta attiva del vaccino contro l’herpes zoster a partire dai 65 anni, o dai 50 in presenza di comorbidità. Il vaccino ricombinante adiuvato, somministrato in due dosi, riduce in modo significativo il rischio di sviluppare la malattia e, soprattutto, le sue complicanze neurologiche e oculari.
Il messaggio dei medici è chiaro: il fuoco di Sant’Antonio non va mai sottovalutato, e quando colpisce il viso o l’occhio richiede un intervento immediato. In questi casi, perdere tempo può fare la differenza tra una guarigione completa e conseguenze permanenti.
