<p><span style="color: #000000;">Quasi <strong>60mila follower su Instagram</strong> – 58.900 per l’esattezza – un nome utente che incuriosisce al primo sguardo, <strong>“art.priest2023”</strong>, e una biografia essenziale che racchiude tre identità: <strong>scrittore, storico dell’arte e prete</strong>. È così che si presenta online <strong>don Giuseppe Fusari</strong>, una figura che sfugge alle etichette tradizionali e che, proprio per questo, riesce a intercettare l’attenzione di un pubblico molto ampio, ben oltre i confini abituali del mondo ecclesiastico.</span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-29375" src="https://www.social-magazine.it/wp-content/uploads/2026/02/Immagine-2026-02-08-142747-1.jpg" alt="" width="1786" height="946" /></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Don Fusari</strong> è innanzitutto <strong>un sacerdote</strong>, ordinato nel 1991, con alle spalle oltre trent’anni di ministero. Ma il suo modo di vivere e raccontare la fede lo rende, agli occhi di molti, un vero <strong>“sacerdote 2.0”</strong>. Non perché rinunci alla tradizione, bensì perché sceglie di dialogare con il presente, usando linguaggi, strumenti e canali capaci di parlare anche a chi si sente distante dalla Chiesa o ha smesso da tempo di frequentarla.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il suo aspetto colpisce e spesso spiazza. <strong>Fisico scolpito</strong>, frutto di un allenamento costante, barba curata, <strong>tatuaggi visibili sulle braccia</strong>, uno stile che richiama più quello di un creativo contemporaneo che l’immaginario classico del clero. Eppure, come lui stesso ha più volte chiarito, non si tratta di provocazione né di esibizionismo. Andare in palestra, prendersi cura del proprio corpo, per don Fusari è un modo per preservare <strong>la salute fisica e mentale</strong>, per mantenere equilibrio e lucidità in un’esistenza fatta di studio, relazioni e responsabilità pastorali. Non a caso, quando qualcuno lo definisce “prete culturista”, lui risponde con semplicità: <em>sono solo un prete che va in palestra</em>.</span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-29372" src="https://www.social-magazine.it/wp-content/uploads/2026/02/Immagine-2026-02-08-140245.jpg" alt="" width="662" height="440" /></p>
<p><span style="color: #000000;">Accanto alla dimensione spirituale, c’è un’altra colonna portante della sua vita: <strong>l’arte</strong>. Una passione nata presto e cresciuta all’interno delle chiese, tra affreschi, altari e immagini sacre, fino a diventare un vero e proprio lavoro. Don Fusari è <strong>storico dell’arte</strong> e docente di <strong>storia dell’arte italiana</strong> e di <strong>laboratorio di catalogazione e schedatura delle opere d’arte</strong> presso l’Università Cattolica di Brescia. Il suo curriculum accademico è solido e articolato: ha pubblicato <strong>decine di volumi e saggi</strong>, con una produzione che parte dal 1998 e attraversa oltre due decenni di ricerca.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel suo percorso ecclesiastico ha ricoperto incarichi di rilievo: è stato viceparroco a Sant’Eufemia, ha lavorato a lungo presso l’<strong>archivio diocesano</strong>, è stato <strong>conservatore del Museo diocesano di arte sacra</strong> e, dal 2008 al 2018, ne ha ricoperto il ruolo di <strong>rettore</strong>. Attualmente è presbitero collaboratore nella parrocchia della Volta, a Brescia, dove continua a coniugare attività pastorale, studio e divulgazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I <strong>social network</strong> rappresentano oggi uno degli strumenti principali attraverso cui don Fusari porta avanti la sua missione. Il suo profilo Instagram è costantemente aggiornato e racconta frammenti della sua quotidianità: l’arte, il Vangelo, la riflessione spirituale, l’allenamento, lo studio, i libri. I <strong>reel totalizzano migliaia di visualizzazioni</strong>, i post raccolgono migliaia di like e i commenti mostrano un dialogo continuo con persone di ogni età.</span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-29373" src="https://www.social-magazine.it/wp-content/uploads/2026/02/Immagine-2026-02-08-140346.jpg" alt="" width="803" height="467" /></p>
<p><span style="color: #000000;">Accanto a Instagram, don Fusari è presente anche su <strong>YouTube</strong>, dove approfondisce soprattutto temi legati all’arte e alla spiritualità, e su <strong>TikTok</strong>, dimostrando una sorprendente capacità di adattare contenuti complessi a formati brevi e immediati. Nei suoi video, spesso, il commento al Vangelo si intreccia con la lettura di un’opera d’arte, perché – come ama ripetere – <strong>le immagini sanno parlare dove le parole non arrivano</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il suo obiettivo non è costruire un personaggio, ma <strong>raggiungere chi ha perso la fede, chi non l’ha mai avuta o chi vive una ricerca silenziosa</strong>. È questo il filo rosso che attraversa la sua presenza online: usare la cultura, l’arte e la bellezza come ponti, non come barriere. Un modo diverso di essere sacerdote, che non rinnega nulla del passato ma prova a dare alla fede <strong>una voce comprensibile nel presente</strong>.</span></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Nella pagina successiva la sua intervista inedita.</span></strong></p>
<a class="maxbutton-4 maxbutton maxbutton-successiva" href="https://www.social-magazine.it/don-giuseppe-fusari-prete-influencer-i-miei-tatuaggi-dedicati-a-dio-vado-in-palestra-per-salute-non-per-vanita/2"><span class='mb-text'>CONTINUA A LEGGERE >;>;</span></a>
<p><!--nextpage--></p>
<p><span style="color: #000000;">Il parroco Influencer decide di rilasciare un&#8217; intervista inedita a Fanpage. Ascoltate cosa ha detto&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em><strong>Cosa è scattato in te che ti ha fatto pensare che quella fosse la tua strada?</strong></em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mi sentivo al posto giusto. Quando ho iniziato ad avvertire questa sensazione ero in seconda media. Poi tutti gli anni del seminario mi sono serviti per capire che non era una mia fantasia, dietro c&#8217;era qualcosa di concreto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>La tua famiglia ti ha sostenuto in questa scelta?</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mio padre è rimasto un po&#8217; spiazzato. Però penso che i genitori queste cose le intuiscano. Si vedeva che da parte mia c&#8217;era qualcosa di più del semplice andare in chiesa e servire la messa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Prima di iniziare questo percorso religioso hai dovuto sciogliere un legame sentimentale?</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">No, anche perché sono partito giovanissimo. Trentaquattro anni fa erano di più quelli che entravano in seminario da giovani rispetto a quelli che intraprendevano la ricerca da adulti. Nella mia classe siamo stati ordinati in tredici e più della metà avevamo cominciato in primo superiore. Uno di noi addirittura in prima media.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Cosa ti ha dato la vita sacerdotale, che la tua vita precedente non ti dava?</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Entrare in quest&#8217;ordine di vita mi ha dato tantissimo. Innanzitutto una grande apertura mentale. Gli studi che ho fatto in seminario sono stati fondamentali. Se avessi intrapreso un&#8217;altra strada, non avrei avuto questo bagaglio. Tutto quello che sono nasce da questi anni che sono stati per me una fucina per crescere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>C&#8217;è stato, invece, un aspetto più difficile da gestire?</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Appena ordinato sacerdote ho avuto qualche problema di inserimento nell&#8217;oratorio. Ero una persona riflessiva, portata per lo studio e trovarmi in un ambiente come l&#8217;oratorio, per cui non ero tagliatissimo, mi ha messo un po&#8217; alla prova. Poi si impara.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Diventare sacerdote significa anche abbracciare il celibato e rinunciare all&#8217;idea di diventare padre. Ti è pesato?</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando si diventa un po&#8217; più vecchi, si comincia a pensare al fatto di non diventare padre. L&#8217;idea che non avrò una famiglia, ma soprattutto dei figli, è una cosa che ritorna. Ti fa capire che cos&#8217;è la rinuncia. La rinuncia più grande è quella a qualcuno che ti seguirà. Però ho generato altro, forse per la mia esuberanza nell&#8217;impegnarmi in diverse attività. Dover rinunciare a qualcosa di così fondamentale per un uomo come avere un figlio, mi ha portato a investire la mia creatività in molte iniziative. Anche se, lo preciso, essere sacerdote resta per me il punto di partenza di tutto. Sempre.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>In fondo un rapporto paterno esiste anche con la tua comunità.</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sì, in tutte le comunità dove sono stato ho visto questo rapporto di fraternità, se non di figliolanza, tra il sacerdote e le persone che gli sono state affidate. Altrimenti essere prete diventa solo la farsa di dire le cose che si devono dire. Vedere tanti confratelli che si spendono per la comunità mi dà serenità.</span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-29374" src="https://www.social-magazine.it/wp-content/uploads/2026/02/Immagine-2026-02-08-140154.jpg" alt="" width="702" height="381" /></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Rientri nella categoria dei preti influencer.</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">È una bella sfida. Diventare un personaggio pubblico nel mondo degli influencer non è stato facile perché io ho sempre cercato di lavorare dietro le quinte. Trovarmi davanti alla telecamera è una sfida per me. Tutte le volte mi domando: &#8220;Lo sto facendo per la mia missione o solo per me?&#8221;. Purtroppo si fa presto a rischiare di fare le cose per se stessi. Sono molto attento perché non accada. Per me significherebbe tradire ciò che ho scelto di fare. Lavoro con i social, è vero, ma non per mettermi in mostra.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Qual è lo scopo principale dei tuoi video?</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Arrivare a persone che hanno accantonato la fede. Lavorare su micro concetti in grado di dare qualcosa. Sono convinto che i miei messaggi domenicali possano servire anche a una persona non credente perché portano con sé delle domande che sono di tutti gli uomini.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Sei anche uno storico dell&#8217;arte e insegnante.</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dal punto di vista cronologico non so se sia nata prima la vocazione all&#8217;arte o la vocazione a diventare prete. Forse sono nate insieme. Ho cominciato a conoscere l&#8217;arte all&#8217;interno della mia chiesa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Spesso vieni definito &#8220;prete culturista&#8221; per via della tua passione per il bodybuilding. Ti ritrovi in questa definizione?</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Culturista è un po&#8217; troppo, mi piacerebbe di più che si dicesse che sono un prete che va in palestra. Quando ci vado non supero l&#8217;ora, perché ho tante altre cose da fare. Entro, faccio i miei esercizi, saluto e vado via. Sanno tutti che sono un prete, che mi possono sempre trovare disponibile e che in palestra non vado per perdere tempo. Tento di fare i miei esercizi al meglio perché questa è la mia formazione. Anche quando devo scrivere un articolo di storia dell&#8217;arte, devo preparare un contenuto social o la predica per la messa, parto dal principio che devo farlo al massimo delle mie possibilità. Andare in palestra mi serve per stare bene.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Quindi è una questione di salute non di vanità?</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">È utile soprattutto per la mia salute mentale. Lavoro molto con la testa. Non è immaginabile quanta testa ci voglia per fare il sacerdote. Quando una persona viene da te e si apre ha il diritto di avere il 100% della tua attenzione. Anche preparare le lezioni per l&#8217;università richiede uno sforzo mentale. Allora ho bisogno di un&#8217;ora di decompressione, durante la quale la mia attenzione è rivolta a qualcosa di fisico. Quando sei in panca piana e devi tirare su un peso considerevole, stai attento a non fracassarti lo sterno. Questo mi serve dal punto di vista mentale. Ma la palestra mi ha aiutato anche nella salute fisica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>In che modo?</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&#8217;anno scorso ho avuto una bruttissima lombosciatalgia. C&#8217;era la possibilità che dovessi operarmi. La mia fisioterapista mi ha detto: &#8220;Appena riesci a muoverti vai in palestra&#8221;. L&#8217;ho fatto e mi sono rimesso anche abbastanza velocemente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I tuoi tatuaggi sono recenti o risalgono a prima che diventassi prete?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Li ho fatti recentemente. Nel 2018 se ricordo bene. Sono un&#8217;altra tappa della mia vita.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Che significato hanno per te?</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ogni tatuaggio è legato a qualcosa che riguarda questi ultimi miei anni. Sul braccio ho scritto, in ebraico, una frase del Cantico dei Cantici: &#8220;Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un tatuaggio sul tuo braccio, perché forte come la morte è l&#8217;amore e tenace come l&#8217;inferno la gelosia&#8221;. Per me è una delle più belle perché esprime il rapporto che dovrebbe esserci tra una creatura e Dio. Sono parole meravigliose e io le ho tatuate sul cuore e sul braccio. A volte si guarda con sospetto ai tatuaggi, soprattutto se li fa un prete, ma ti assicuro che non voglio offendere nessuno. Per me è qualcosa di significativo, non li ho fatti per scimmiottare i giovani. È un modo di manifestare qualcosa che sento mio, sono dedicati a Dio. Sono convinto che anche questo sia un modo per glorificarlo.</span></p>
<div id='taboola-below-article-thumbnails'></div><script type='text/javascript'>window._taboola = window._taboola || [];
_taboola.push({mode:'alternating-thumbnails-a', container:'taboola-below-article-thumbnails', placement:'below-article', target_type: 'mix'});</script>