La dott.ss Alessandra Bitto lancia l’allarme: non spezzate o tritate i farmaci. Ecco cosa succede

Spezzare una compressa, aprire una capsula o tritare un farmaco per facilitarne l’assunzione è un gesto molto comune, spesso compiuto in buona fede. Accade soprattutto con bambini, anziani o persone che hanno difficoltĂ a deglutire. Tuttavia, i medici e i farmacisti mettono sempre piĂ¹ spesso in guardia contro questa pratica, perchĂ© puĂ² compromettere seriamente l’efficacia delle cure e, in alcuni casi, mettere a rischio la salute. Dietro ogni compressa o capsula, infatti, c’è uno studio preciso che tiene conto di come e quando il principio attivo deve essere rilasciato nell’organismo. Alterare quella forma significa alterare anche il funzionamento del farmaco.
La forma del farmaco non è casuale
Ogni medicinale viene progettato in una specifica forma farmaceutica con uno scopo ben preciso. Compresse, capsule, pastiglie rivestite o formulazioni a rilascio prolungato non sono scelte casuali, ma il risultato di studi accurati. La forma serve a proteggere il principio attivo, a controllarne l’assorbimento e a garantire che raggiunga il punto giusto dell’organismo nel momento opportuno.
Quando un farmaco viene spezzato o triturato, questa progettazione viene vanificata. Il principio attivo puĂ² essere rilasciato troppo velocemente o nel luogo sbagliato, riducendo l’efficacia della terapia o aumentando il rischio di effetti indesiderati.
Il problema delle compresse a rilascio prolungato
Uno dei casi piĂ¹ critici riguarda i farmaci a rilascio prolungato o controllato. Questi medicinali sono studiati per rilasciare lentamente il principio attivo nell’arco di diverse ore, mantenendo una concentrazione costante nel sangue. Se vengono spezzati o triturati, l’intero contenuto puĂ² essere assorbito in un tempo molto breve.
Questo puĂ² provocare picchi improvvisi di farmaco nell’organismo, con possibili effetti tossici, seguiti da un rapido calo che rende la terapia inefficace. In pratica, invece di una cura equilibrata e stabile, si ottiene un effetto irregolare e potenzialmente pericoloso.
Capsule gastroresistenti e rivestimenti protettivi
Molti farmaci sono dotati di un rivestimento gastroresistente, progettato per proteggere il principio attivo dall’aciditĂ dello stomaco. Queste capsule o compresse devono attraversare lo stomaco intatte per poi sciogliersi nell’intestino, dove il farmaco puĂ² essere assorbito correttamente.
Aprire una capsula o spezzare una compressa di questo tipo espone il principio attivo agli acidi gastrici, che possono inattivarlo o renderlo irritante per la mucosa dello stomaco. Il risultato puĂ² essere una riduzione dell’efficacia o la comparsa di disturbi gastrointestinali anche importanti.
Dosaggi imprecisi e rischio di errore
Un altro aspetto spesso sottovalutato è il dosaggio. Quando una compressa viene spezzata, è molto difficile ottenere due parti esattamente uguali. Il principio attivo non è sempre distribuito in modo uniforme all’interno della pillola, e questo significa che una metĂ puĂ² contenere piĂ¹ farmaco dell’altra.
Nel tempo, questa variabilitĂ puĂ² portare a sottodosaggi o sovradosaggi involontari, compromettendo l’andamento della terapia. Questo rischio è particolarmente elevato nei farmaci che richiedono un dosaggio molto preciso, come quelli per il cuore, per la pressione o per alcune patologie neurologiche.
I rischi per gli anziani e le terapie multiple
La pratica di spezzare o tritare i farmaci è molto diffusa soprattutto tra gli anziani, che spesso assumono piĂ¹ medicinali al giorno. La cosiddetta politerapia aumenta il rischio di errori, perchĂ© ogni modifica nella forma di un farmaco puĂ² interagire con gli altri assunti contemporaneamente.
In questi casi, alterare anche solo un medicinale puĂ² cambiare l’equilibrio dell’intera terapia, aumentando il rischio di interazioni farmacologiche, effetti collaterali o perdita di controllo della malattia. Per questo motivo, gli specialisti raccomandano particolare cautela nella gestione dei farmaci nelle persone piĂ¹ fragili.
Pericoli anche per chi somministra i farmaci
Non bisogna dimenticare che la triturazione dei farmaci puĂ² rappresentare un rischio anche per chi li prepara o li somministra. Quando una compressa viene frantumata, minuscole particelle di polvere possono disperdersi nell’aria. In assenza di protezioni adeguate, queste particelle possono essere inalate o entrare in contatto con la pelle.
Questo è particolarmente pericoloso nel caso di farmaci potenti, come alcuni utilizzati in oncologia o in ambito neurologico, che possono causare irritazioni, allergie o effetti indesiderati anche a basse dosi.
Mescolare i farmaci con cibi e bevande: un altro errore comune
Spesso, dopo aver triturato un farmaco, si tende a mescolarlo con cibi o bevande per facilitarne l’assunzione. Anche questa pratica puĂ² essere problematica. Alcuni alimenti possono interferire con l’assorbimento del principio attivo, alterandone l’efficacia o aumentando il rischio di effetti collaterali.
Inoltre, non è sempre possibile garantire che l’intera dose venga assunta, soprattutto se il cibo non viene consumato completamente. In questo modo, il paziente potrebbe assumere solo una parte del farmaco prescritto, senza rendersene conto.
