Scattano i controlli incrociati dell’INPS sui redditi di cittadinanza. Ecco come beccheranno i furbetti e cosa si rischia


I furbetti che percepiscono il reddito di cittadinanza hanno ormai le ore contate. Da oggi infatti, scattano i controlli incrociati dell’INPS con lo scopo di scovare quanti di questi percepiscono il sussidio, senza averne diritto reale.

In Italia sono oltre un 1 milione e 180 mila nuclei familiari che hanno usufruito di questo sostegno economico con lo scopo di reintrodurre i soggetti nel mondo del lavoro.

Questo tipo di progetto, però, non è andato a buon fine poichè l’obiettivo prevedeva l’inclusione sociale che non è stata in nessun modo garantita. Il reddito di cittadinanza, che presto scomparirà, è stato un vero e proprio bluff: i percettori del reddito non hanno trovato lavoro e al contempo hanno percepito il sussidio. Tra questo gran numero di persone inoltre, molti lo percepiscono impropriamente.

Ora però la situazione cambia e tramite i controlli dell’Inps, sarà possibile scovare i furbetti che rischiano fino a 3 anni di carcere in caso di dichiarazioni mendaci rilasciate per ottenere il reddito.

Reddito di cittadinanza e controlli incrociati

A causa dell’emergenza covid, il numero dei percettori del RdC è aumentato notevolmente e a darne conferma è lo stesso Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Sicuramente il sussidio,  erogato dallo Stato per moltissime famiglie che vivono situazioni di difficoltà e disagio economico, è un ancora di salvezza. Attenzione però, c’è anche chi utilizza il sussidio per arrotondare lo stipendio percepito con il lavoro nero.

L’Autorità per la tutela dei dati personali ha infatti dato il via libera all’Istituto di previdenza sociale per incrociare in modo massivo le banche dati di diversi enti pubblici.

Il meccanismo è piuttosto complesso e chiama in causa diversi attori, l’agenzia delle Entrate, l’Ispettorato nazionale del lavoro, la guardia di Finanza e le altre autorità di controllo.

Toccano invece all’Ispettorato nazionale del lavoro le attività di controllo successive alla concessione del Rdc, con particolare riferimento all’accertamento dello svolgimento di prestazioni di lavoro “in nero” da parte dei soggetti appartenenti ad un nucleo familiare beneficiario del sussidio.

Se si lavora in nero e si percepisce il reddito di cittadinanza, si rischia il carcere da 1 a 3 anni.

In realtà non è vietato lavorare anche se si percepisce il sussidio, a patto che i requisiti reddituali rientrano tra quelli richiesti e si informi l’inps di quanto si percepisca mensilmente, in modo tale da modulare l’assegno in base al reddito.

Le operazioni saranno svolte nel rispetto della normativa sulla privacy utilizzando sistemi come la cifratura delle informazioni nonché le firme digitali.

Chi controllerà gli italiani?

In primis, a controllare nelle tasche e nella vita degli italiani ci sarà l’Inps, in collaborazione con  l’Agenzia delle Entrate, l’ACI, il Ministero della Giustizia, le Regioni ed i Comuni.

Tra le verifiche effettuate si terrà conto di informazioni inerenti a patrimoni immobiliari, numero di veicoli intestati, condanne, ricoveri in lungodegenza, lavoro nero, altri sussidi richiesti e incompatibili con il RdC.

E’ consigliabile fare molta attenzione poichè percepire un sussidio statale, senza averne diritto, comporta delle conseguenze penali a lungo termine e il risarcimento al Governo di quando percepito impropriamente.

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