Prete perde 900.000 mila euro dei fedeli al gioco d’azzardo. I parrocchiani: “Rivogliamo i nostri soldi”


Accusato di appropriazione indebita di denaro  della parrocchia, che il Don ha sperperato giocando a carte e al casinò. La vicenda è iniziata circa due anni fa e ora ci sono grossi risvolti: don Flavio Gobbo, ha dovuto lasciare l’incarico in seguito all’apertura di un indagine su di lui. Ora il parroco dovrà restituire ai fedeli le somme rubate, che non erano altro che offerte destinate ai poveri della parrocchia o da utilizzare per la ristrutturazione delle facciate e degli interni.

Due anni fa, don Flavio Gobbo fece perdere le sue tracce e con lui si era volatilizzato anche il denaro. Una passione compulsiva, una malattia appunto, che va sotto il nome di ludopatia.

Dopo essersi consegnato alla polizia, ha dichiarato che si impegnerà a risarcire alla parrocchia l’intera somma sottratta, oltre novecento mila euro. Una restituzione lenta che durerà una vita intera e che ha già cominciato a onorare.

E così il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, aveva trasferito il sacerdote. L’obiettivo era quello di aiutarlo a guarire dalla dipendenza da gioco. “Si faceva prestare soldi da tutti, anche dagli anziani e dai pensionati”, scrive il Tgr Veneto. La scusa era quella di “aiutare famiglie in difficoltà e lavori da fare in parrocchia”.

Soldi ricevuti a fondo perduto dai fedeli che sarebbero finiti nelle slot machine o sul tavolo verde del poker. E adesso gli ex parrocchiani traditi rivogliono il denaro prestato, chiedendo conto alla Curia. Il portavoce del Vescovo Zenti, don Stefano Origano, ha detto a “L’Arena” che “da parte del Vescovo c’è disponibilità a un confronto per provare insieme a risolvere il problema nel modo migliore”.

Egli ha accettato sin da subito di sottoporsi ad un impegnativo programma terapeutico riabilitativo in un centro specializzato per curare una forma patologica di disturbo da gioco d’azzardo (ludopatia), una dipendenza che, si è visto, può coinvolgere chiunque. Questa patologia è molto più diffusa di quanto si possa pensare o si voglia riconoscere. Una volta riconosciuta, essa necessita di un aiuto specialistico e di un contesto umano e comunitario di supporto. Infatti, è tipico di questi disturbi negare o minimizzare il problema e illudersi di uscirne da soli.

In questo lungo e faticoso percorso don Flavio è stato sostenuto principalmente dalla preghiera ma anche dalla volontà di tornare presto a svolgere il suo ministero nel quale non ha mai smesso di riconoscersi.

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