Perugia: Alex, ucciso a 2 anni dalla propria madre. Un’altra innocente vittima come Loris e Samuele


La cronaca italiana ha affrontato, in passato grandi vicende giudiziarie da poco concluse, che hanno come protagonisti dei bambini molto piccoli a cui, purtroppo, oggi se ne aggiunge ancora uno: Alex, di soli 2 anni. Ricordiamo di caso di Cogne, la cui vittima, Samuele, fu trovata senza vita a soli 3 anni. Poi l’uccisione del dolce Loris Stival, strangolato da sua madre, Veronica Panarello, attualmente in carcere.

A questa lista si è aggiunto anche il piccolo Alex, di soli 2 anni, accoltellato da colei che lo aveva messo al mondo.

La 44enne Katalina Erzsebet Bradacs, madre del piccolo , avrebbe progettato un alibi già il giorno prima dell’omicidio. La donna aveva detto di essere in possesso di un coltello per difendersi da eventuali aggressioni. Secondo gli inquirenti, voleva far passare l’omicidio del figlioletto di 2 anni per un’aggressione per mano di sconosciuti.

“Non voglio più vedere mia figlia” ha dichiarato sconsolata la madre di Katalina Erzsebet Bradacs, la 44enne accusata dell’omicidio a Città della Pieve del suo figlioletto di appena due anni. “Aveva pensato a tutto, sono incredula. Delle volte penso che non importa quanto io sia arrabbiata con lei adesso – racconta a La Nazione – perché devo ammettere che prima di questo omicidio, è sempre stata follemente innamorata del piccolo Alex e non poteva accettare il fatto che il giudice avesse affidato il bimbo al padre. Come si fa però ad uccidere il proprio sangue? Un’azione orribile“.

Katalina aveva deciso di fuggire dall’Ungheria insieme al piccolo Alex per non consegnare il bimbo alla custodia del padre il 23 settembre. I due avevano trovato un alloggio di fortuna nei pressi del Lidl di Città delle Pieve, vicino Perugia. Al figlio 18enne, ancora residente in Ungheria, aveva inviato le foto del cadavere del bimbo di due anni. “Così non lo avrà nessuno” aveva scritto accanto all’immagine.

“Ho saputo dell’omicidio dalla foto – ha raccontato il padre del bimbo, sempre intervistato da La Nazione -. Il ragazzo mi ha inoltrato le immagini e la didascalia e io ho capito che Katalina aveva ucciso Alex. Aveva dimostrato di non essere in grado di occuparsi di un figlio: durante la gravidanza si tirava pugni in pancia e aveva già minacciato di dare fuoco al bambino. Nessuno ha fatto nulla”. Non un raptus secondo il gip, ma un vero e proprio piano con un alibi già preparato.

Secondo quanto è emerso durante le indagini, Katalina avrebbe creato un alibi già 24 ore prima dell’omicidio. Durante un controllo delle forze dell’ordine, la 44enne aveva detto di avere con sé un coltello per “difesa personale”. “Sono spaventata dalle persone che si aggirano nei dintorni – aveva spiegato agli agenti -. Questa gente violenta le donne e uccide i bambini”. Un piano, secondo l’accusa, per creare preventivamente un alibi in previsione del delitto che voleva compiere. Parte del progetto anche una ferita al braccio che la donna si sarebbe procurata autonomamente nel tentativo di passare come vittima. Per lei è stata disposta dapprima la custodia cautelare in carcere e convalidato il fermo dal gip di Perugia.

La 44enne ha continuato a sostenere di essere innocente e di non aver accoltellato lei il figlioletto di soli due anni. Ha affermato di avere invece preso il suo corpo e di averlo portato al supermercato per chiedere aiuto.


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