Pensioni, aumento dal 1° gennaio 2022: da 126 euro a 484 in più


Buone notizie per i pensionati che, nel 2022, potranno ricevere un piccolo aumento sull’assegno pensionistico. Il motivo? semplicemente grazie all’ andamento del rialzo dell’inflazione. Scopriamo nel dettaglio ciò che accadrà nel nuovo anno.

Pensioni, aumento dal 1° gennaio 2022

C’è una buona notizia per chi prende la pensione, meno buona invece per chi ha intenzione di andarci presto. Gli importi degli assegni di pensione sono destinati ad aumentare già nel 2022 e probabilmente in misura maggiore rispetto a quanto atteso.

Come noto ai più informati, ogni inizio anno gli importi delle pensioni vengono adeguate all’andamento dell’inflazione grazie al meccanismo conosciuto come perequazione.

Una rivalutazione che nel complesso riguarderà 22,8 milioni di assegni previdenziali, i quali dovranno essere rivalutati tenendo conto dell’aumento del costo della vita. Un meccanismo necessario per far sì che gli assegni di pensione non perdano potere di acquisto con il passare degli anni.

E non è un segreto che quest’anno il costo della vita sia in netto aumento: basti pensare all’incremento annunciato per le bollette di luce e gas, come pure dei prezzi dei beni alimentari, come ad esempio la pasta. Per questo motivo il capitolo rivalutazione delle pensioni quest’anno potrebbe richiedere un esborso importante da parte dello Stato.

Ma non c’è solo l’andamento dell’inflazione da considerare.

Per capire di quanto aumenteranno gli assegni, dunque, bisognerà prima fare chiarezza su quale meccanismo il Governo attale deciderà di applicare. Se il tasso dell’1,5% previsto dalla nota di aggiornamento al DEF dovesse essere confermato, allora ci sarebbero aumenti che vanno dai 126 euro al mese (per le pensioni più basse) ai 1.027 euro medi per gli assegni più alti nel caso in cui effettivamente dovesse esserci il ritorno al meccanismo Prodi.

Con il metodo del Governo Conte I, semmai questo dovesse essere rinnovato, ci sarebbe invece un aumento che va dai 126 euro (visto che comunque per le pensioni basse la rivalutazione è sempre piena) ai 484 euro annui. A essere penalizzati, dunque, sarebbero coloro che percepiscono pensioni d’importo medio alto.

Quanto costerà l’aumento delle pensioni

A seconda del meccanismo di rivalutazione utilizzato ci sarà un costo da affrontare per lo Stato. Il ritorno allo scaglione Prodi vorrebbe dire 4,4 miliardi di euro da stanziare in Legge di Bilancio, diversamente – ad esempio in caso di conferma del meccanismo descritto dal decreto 4/2019 – ne saranno sufficienti 3,9 miliardi.

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