Pensione di reversibilità, attenti alla riduzione dell’assegno: ecco chi rischia il taglio dell’importo!


Chi percepisce la pensione di reversibilità deve stare molto attento ai possibili tagli inaspettati: essa infatti può diminuire il suo importo. Ecco cosa c’è da sapere.

La pensione ai superstiti è un trattamento pensionistico riconosciuto in caso di decesso del pensionato (pensione di reversibilità) o dell’assicurato (pensione indiretta) in favore dei familiari superstiti.

La pensione di reversibilità è pari ad una quota percentuale della pensione della persona che è deceduta.

La pensione indiretta è riconosciuta nel caso in cui l’assicurato abbia perfezionato 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva ovvero 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva di cui almeno 3 anni nel quinquennio precedente la data del decesso.

Hanno diritto al trattamento pensionistico in quanto superstiti:

-il coniuge o l’unito civilmente;
-il coniuge divorziato a condizione che sia titolare dell’assegno divorzile, che non sia passato a nuove nozze e che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto sia anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio;

-i figli minorenni alla data del decesso del dante causa;
-i figli inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso, indipendentemente dall’età;
-i figli maggiorenni studenti, a carico del genitore al momento del decesso, che non prestino attività lavorativa, che frequentano scuole o corsi di formazione professionale equiparabili ai corsi scolastici, nei limiti del 21° anno di età;
– figli maggiorenni studenti, a carico del genitore al momento del decesso, che non prestino attività lavorativa, che frequentano l’università, nei limiti della durata legale del corso di studi e non oltre il 26 anno di età.

Detto questo, è importante ricordare che l’assegno di reversibilità può essere soggetto a dei tagli, ovvero ad una diminuzione dell’assegno.

Tagli della pensione, ecco quando

E’ da considerare che l’importo dell’assegno, infatti, viene calcolato in percentuale sulla base della pensione percepita dal lavoratore deceduto, a seconda del numero di superstiti. Entrando nei dettagli, stando a quanto previsto dalla Legge n. 335/95, le percentuali a cui fare riferimento sono le seguenti:

-60% solo coniuge;
-70% solo un figlio;
-80% coniuge e un figlio, ovvero due figli senza coniuge;
-100% coniuge e due o più figli ovvero tre o più figli;
-15% per ogni altro familiare, avente diritto, diverso dal coniuge, figli e nipoti.

Oltre al calcolo legato al grado di parentela, bisogna fare i conti anche con alcuni requisiti di tipo economico. In particolare in alcuni casi si può addirittura assistere ad una netta riduzione dell’assegno. L’importo di questo trattamento, infatti, non è fisso e può variare in base al reddito del soggetto beneficiario. Se quest’ultimo supera una determinata soglia, quindi, può vedersi ridurre l’assegno mensile, fino ad arrivare anche alla completa estinzione.

Stando a quanto previsto dalla normativa vigente, non vengono applicati tagli all’assegno mensile solamente se i redditi del soggetto beneficiario non superano tre volte il trattamento minimo. A tal proposito, come si evince dalla circolare INPS n. 148/2020, nel 2021 il valore del trattamento minimo è pari a 6.702,54 euro per 13 mensilità.

Facendo un semplice calcolo, quindi, è facile capire come il reddito non debba superare, per l’anno in corso, quota 20.107,62 euro. Entrando nei dettagli, i tagli con cui è possibile fare i conti sono i seguenti:

-25% per redditi tra i 20.107,62 euro e 26.810,16 euro;
-40% per redditi tra i 26.810,16 euro e 33.512,70 euro;
-50% per redditi sopra i 33.512,70 euro.

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