Incinta, a 10 anni, dopo essere stata stuprata dallo zio e l’ospedale si rifiuta di farla abortire


 

Anni di violenza subita da parte dello zio, senza che nessuno si accorgesse di nulla.

Una ragazzina, residente in Brasile dopo aver subito per anni gli stupri ripetuti da parte di uno zio, scopre di essere incinta a 10 anni.

La gravidanza è stata scoperta solo al quinto mese di gestazione. A diffondere questa notizia sconvolgente è stato lo stesso ospedale che ha avuto in cura la ragazzina.

La famiglia, sconvolta dall’accaduto, ha chiesto ai medici di far abortire la ragazzina, poichè incapace e troppo piccola per dare alla luce un figlio e di crescerlo con il ruolo di madre.

A causa della politica anti-aborto di alcuni paesi del Brasile, è stata negata la possibilità di fare ciò.

In più il governo di Bolsonaro può contare sull’appoggio dei gruppi di cristiani evangelici. Che si scagliano contro l’aborto, anche nel caso di stupro su minori.

La bambina non aveva mai avuto il coraggio di confessare le violenze che subiva e si è accorta della gravidanza solo quando, a causa di dolori addominali forti, ha raccontato l’orrore vissuto per anni.

L’uomo è stato subito denunciato.

No all’aborto a causa del credo cristiano

I genitori hanno fatto di tutto per dare la possibilità alla propria figlia di abortire, ma i medici dell’ospedale Espirito Santo si sono rifiutati per l’avanzato stato della gravidanza. Inoltre, i medici avevano dichiarato di essere degli obiettori di coscienza.

La famiglia così si è diretta a Recife, nello Stato di Pernambuco. Qui si è eseguita la pratica abortiva.

Ma per arrivare a tale conclusione è intervenuta la Corte di Giustizia brasiliana. Si è deliberato che la volontà della ragazza incinta era il solo elemento da considerare.

Incinta a 10 anni ma l’ospedale rifiuta di farla abortire

In Brasile l’aborto è ammissibile solo in casi di rischio per la madre, violenza sessuale ed anancefalia.

Il caso della ragazza incinta a 10 anni ha acceso una violenta reazione da parte degli antiabortisti. Le associazioni pro vita ed alcuni gruppi di estrema destra del Brasile hanno protestato animosamente.

Walmor Oliveira de Azevedo, presidente della rappresentanza cattolica, ha espresso un giudizio lapidario:

La violenza sessuale è terribile, ma la violenza dell’aborto non si spiega, date tutte le risorse esistenti e messe a disposizione per garantire la vita dei due bambini”.

Molti gruppi di attivisti hanno tentato di opporsi all’aborto della ragazza.

Così dopo che un’attivista di estrema destra, Sara Giromini, ha pubblicato il nome della ragazza e dell’ospedale in cui si trovava, gli attivisti hanno cercato di bloccare l’ingresso dell’ospedale.

Ma per superare la barriera umana la ragazzina incinta si è nascosta in un bagagliaio, così è entrata da un ingresso laterale.


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