Covid, assumere questi farmaci subito è importante per non finire in terapia intensiva. La cura domiciliare del Dott. Remuzzi


Per evitare che il Covid possa peggiorare, fino a costringere il paziente ad aver bisogno della ventilazione meccanica, è importante assumere farmaci già ai primi sintomi: la terapia farmacologica domiciliare proposta dal dott. Remuzzi si è rivelata efficace. Secondo quanto suggerito dal medico, è importante assumere subito i medicinali, già ai primi sintomi, ancor prima di sapere l’esito del tampone.

La cura domiciliare del dott. Remuzzi

Agire subito, alla comparsa di qualunque potenziale sintomo Covid, ben prima del tampone è una regola che va rispettata alla lettera per evitare conseguenze nefaste.

E non aspettare di peggiorare assumendo Tachipirina in caso di febbre e restando in “vigile attesa”, come continuano a suggerire  i protocolli del ministero della Salute. L’evidenza clinica in questo anno di pandemia ha dimostrato che il Covid è subdolo, e se non preso per tempo può trasformarsi e degenerare in qualcosa di estremamente serio, se non addirittura fatale.

Agire subito per guarire in sicurezza

Ma chi è realmente il prof. Giuseppe Remuzzi che suggerisce di assumere medicinali diversi dalla tachipirina? Giuseppe Remuzzi è direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2018 e autore di più di 1440 pubblicazioni su riviste internazionali, nonché di 16 libri, unico italiano ad essere stato membro del Comitato di redazione delle riviste “The Lancet” e “New England Journal of Medicine”, e membro del “Gruppo 2003”, cioè gli scienziati italiani più citati al mondo della letteratura scientifica.

Attendere che i sintomi covid peggiorino è sbagliato e mette in pericolo il paziente. Appena si avvertono i primissimi sintomi, come tosse, febbre, spossatezza, dolori ossei e muscolari, mal di testa o diarrea, bisogna iniziare subito il trattamento, senza aspettare i risultati del test molecolare.

Secondo quanto elaborato da  Remuzzi, se la febbre non è l’unico sintomo presente, i farmaci antinfiammatori non steroidei, i cosiddetti FANS come l’Aulin, così come anche l’acido acetilsalicilico – la comune aspirina – sono da preferirsi al paracetamolo (la Tachipirina è il più famoso paracetamolo, ma ce ne sono tanti altri generici).

Il paracetamolo, infatti, spiega Remuzzi, non solo ha una bassa attività antinfiammatoria ma, secondo alcuni esperti, diminuisce le scorte di glutatione, una sostanza che agisce come antiossidante. La carenza di glutatione potrebbe portare ad un ulteriore peggioramento dei danni causati dalla risposta infiammatoria, che si verifica durante l’infezione Covid.

I FANS invece potrebbero ridurre l’infiammazione, e interrompere la progressione della malattia. Esempi di FANS utili in caso di presunto Covid sono il celecoxib e la nimesulide (l’Aulin ad esempio). Grazie ai FANS assunti tempestivamente, si può prevenire la reazione infiammatoria che, se viene presa in tempo, è curabile a domicilio dal medico di famiglia.

Come devono comportarsi i medici di famiglia?

Remuzzi ha più volte insistito sul ruolo dei medici di famiglia, che dovrebbero essere in grado di valutare la gravità della malattia e fare tutto il possibile per curare a casa i pazienti. Nella gestione domiciliare del Covid è assolutamente necessario che i medici di famiglia seguano i pazienti giorno dopo giorno, passo dopo passo.

E quando gli antinfiammatori non bastano, che succede? Si passa ad altri farmaci, ma prima è necessario sottoporsi ad alcuni esami del sangue, con un prelievo a domicilio, per controllare alcuni valori essenziali:

-globuli rossi e dei globuli bianchi, che danno un’idea della situazione immunologica;
-PCR, o Proteina C Reattiva, per accertare l’andamento dell’infiammazione;
-creatinina, albumina ed elettroliti per verificare lo stato di salute dei reni;
-glucosio per la presenza di ipoglicemia e iperglicemia;
-enzimi epatici per controllare lo stato di salute del fegato;
-D-dimero, PT, PTT e fibrinogeno per controllare la coagulazione del sangue.

Trattare precocemente il Covid a casa non influenza in modo particolare la durata della malattia, quanto invece il suo fenotipo, cioè l’insieme di tutte le manifestazioni cliniche, con una conseguente riduzione della necessità di ospedalizzazione.


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