Contagiati da Omicron: cosa fare se compare febbre? Quando preoccuparsi e quali farmaci utilizzare


La variante Omicron ha travolto il mondo intero e circa l’80% dei positivi hanno contratto questa variante che, risulta meno virulenza, ma contagiosa 8 volte di più.

Ma cosa fare in caso di febbre? Da quando preoccuparsi e quale farmaco è consigliato? Scopriamolo

Omicron e sintomatologia

La febbre è uno dei sintomi del Covid-19, la malattia causata dall’infezione di Sars Cov-2. È uno dei più comuni, insieme al raffreddore, al mal di gola, alla debolezza muscolare. Ma cosa si deve fare se la febbre sale?

Fondamentale è stare a casa e parlare con il medico di famiglia, il pediatra o la guardia medica. Infatti, la febbre dai 37,5 °C in su non è il solo sintomo del Covid, e l’esperto può indirizzare verso un test tampone per verificare la presenza del coronavirus. Un segno clinico importante è la durata della febbre, ecco perché va costantemente monitorata, soprattutto se supera i 39°C. Con la variante Omicron è un sintomo comune, anche se meno del mal di gola.

Di solito la febbre è il segnale che sta avvenendo una risposta di difesa dell’organismo. Ad essa si aggiungono mal di gola, tosse, spossatezza e a volte sintomi gastrointestinali.

Cosa fare in caso di febbre?

In caso di sintomi come la febbre, o dolori articolari o muscolari (a meno che non esista una chiara controindicazione sul loro uso), l’Aifa, l’Agenzia italiana per il farmaco, raccomanda l’uso di paracetamolo o dei Fans (i farmaci antinfiammatori non stereoidei). Ma altri medicinali, per altri sintomi, potrebbero essere dati dal medico sulla base del suo giudizio. Non è raccomandato l’uso «routinario» di antibiotici. Un «ingiustificato» loro uso può determinare l’insorgenza e il propagarsi di resistenze batteriche che potrebbero compromettere la risposta a terapie antibiotiche future.


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