<p><img class="alignnone size-large wp-image-1888" src="https://www.social-magazine.it/wp-content/uploads/2020/02/iStock-579121964-1024x683.jpg" alt="" width="800" height="534" /></p>
<p><strong>Bambini maleducati o genitori maleducati?</strong> La domanda può sembrare scomoda, ma è più che legittima nel contesto sociale in cui viviamo oggi. Sempre più spesso assistiamo a scene in cui <strong>bambini</strong> si comportano in maniera sgarbata, irrispettosa o perfino aggressiva, lasciando chi osserva in uno stato di disagio o incredulità. La colpa è davvero solo loro? Oppure la <strong>maleducazione</strong> che vediamo è il riflesso diretto del comportamento degli <strong>adulti</strong>, in particolare dei <strong>genitori</strong>?</p>
<p>È importante chiarire un punto fondamentale: i <strong>bambini imparano osservando</strong>. I primi modelli di riferimento sono proprio mamma e papà, che con le parole, i gesti e le scelte quotidiane insegnano – anche inconsapevolmente – cosa è giusto e cosa non lo è. Se un genitore urla, insulta, non rispetta le regole o gli altri, è molto probabile che il figlio, crescendo, ripeta lo stesso schema. Non possiamo pretendere <strong>educazione</strong>, <strong>rispetto</strong> e <strong>empatia</strong> da un bambino se non gli abbiamo mai mostrato cosa significano davvero questi valori nella pratica.</p>
<p>A volte, però, il problema non è solo il cattivo esempio, ma una forma di <strong>menefreghismo genitoriale</strong>. Alcuni adulti sembrano non avere interesse né tempo da dedicare all’<strong>educazione</strong> emotiva e comportamentale dei propri figli. Si affidano a dispositivi elettronici per tenerli occupati, evitano i conflitti per comodità e non pongono limiti per paura di essere “odiati”. Ma crescere un figlio non significa soltanto amarlo: significa anche guidarlo, correggerlo e trasmettere <strong>valori</strong> solidi che lo aiutino a diventare una persona responsabile.</p>
<p>In questa prospettiva, non è più una questione di chi sia <strong>maleducato</strong> tra il bambino o il genitore, ma piuttosto di <strong>responsabilità</strong>. La società dovrebbe smettere di puntare il dito contro i bambini senza prima interrogarsi su cosa stanno imparando e da chi. Perché dietro ogni gesto scorretto di un piccolo, spesso si nasconde un vuoto educativo lasciato da chi avrebbe dovuto riempirlo con attenzione, dialogo e <strong>presenza autentica</strong>.</p>
<p>Per capirlo facciamo qualche esempio&#8230;</p>
<p>Bambini maleducati al ristorante:<br />
Mi spiego meglio. Prendiamo l’esempio del ristorante e dei luoghi pubblici. Non parlo della fascia due – quattro anni, quando i bambini fanno capricci in modo improvviso e quasi fisiologico, ma di bambini più grandi. Dai cinque anni in su.</p>
<p>Bambini che giocano in modo violento, urlano e non si rendono conto che stanno disturbando altre persone.</p>
<p>Genitori che pur di farsi gli affari propri fanno finta di non vedere.</p>
<p>Poi, spesso, entra in gioco il sesso dei figli. Perché se i bambini in questione sono maschi, qualsiasi comportamento violento o maleducato, sarà quasi giustificato.</p>
<p>“<em>Ma è un maschio, fa giochi da maschio</em>”</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-1889" src="https://www.social-magazine.it/wp-content/uploads/2020/02/iStock-662267552-1024x768.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<p>Come se essere maschio prevedesse un minor uso della ragione, non poter controllare i propri istinti (se un altro bambino mi fa arrabbiare posso dargli una spinta, urlare, rispondere male – in fondo sono maschio) ed essere maleducati.</p>
<p>I furbetti:</p>
<p>Oppure capita di imbattersi in genitori che sono quasi orgogliosi quando i loro figli, anche con comportamenti poco onesti, prevaricano gli altri bambini. Una volta alle giostre ho sentito dire ad un padre “brava” alla propria figlia, perché aveva saltato la fila.</p>
<p>Insomma, come se comportarsi bene fosse da scemi. Come se non esistesse il rispetto reciproco, il senso civico.</p>
<p>Bambini maleducati o genitori maleducati? qui sorge la domanda&#8230;</p>
<p>O genitori distratti. Pigri. Menefreghisti.</p>
<h3><strong>Educare un figlio è più difficile che non educarlo.</strong></h3>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-1890" src="https://www.social-magazine.it/wp-content/uploads/2020/02/iStock-598261904-1024x615.jpg" alt="" width="800" height="480" /></p>
<p>Spesso i genitori fanno finta di non vedere.</p>
<p>Ad esempio alle feste di compleanno. C’è sempre qualcuno che si comporta male con altri bambini, distrugge cose. Ok, i bambini dovrebbero imparare a gestirsi tra di loro. Ma un genitore che vede il proprio figlio comportarsi male, perché non dovrebbe intervenire? Se non glielo dice lui come dovrebbe comportarsi chi dovrebbe farlo?</p>
<p>E’ che tutto questo richiede uno sforzo, che secondo me molti genitori non hanno voglia di fare. Perché dopo una giornata di lavoro e mille problemi, sono stanchi e lasciano perdere.</p>
<p>Non hanno voglia di riprendere i propri figli per un comportamento e spiegargli il motivo. Dirgli un no ed avere anche la pazienza di reggere il capriccio che ne seguirà.</p>
<p>Spesso non hanno nemmeno il tempo di fare cose con loro e conoscerli meglio visto che la giornata è un incastro tra scuola e altre mille attività.</p>
<p>A me sembra che molti bambini nella loro maleducazione tentino di attirare l’attenzione dei loro genitori dicendogli “ehi guardami”.<br />
Ma i genitori sono sempre troppo distratti, troppo stanchi o troppo pigri per guardare, educare e seguire i propri figli. Peccato.</p>
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