Canone RAI 2026: addio alla bolletta elettrica e ritorno al pagamento diretto
Da novembre 2025 il Canone RAI cambia volto. Dopo quasi un decennio di addebito automatico in bolletta elettrica, il tributo per la televisione pubblica torna a essere pagato direttamente dai cittadini.
Una scelta che segna un profondo cambiamento amministrativo e politico, con effetti non solo economici ma anche sociali.
Dal 2016, il meccanismo automatico introdotto dal governo aveva infatti ridotto drasticamente l’evasione, garantendo un gettito stabile e regolare. Ora, con il ritorno alla gestione autonoma, il rischio è che molti italiani tornino a considerare il canone un’imposta “facoltativa”, con conseguenze sui conti pubblici e sul futuro del servizio pubblico radiotelevisivo.
Fine del pagamento in bolletta: come funzionava il sistema dal 2016
L’inserimento del Canone RAI nella bolletta elettrica, avviato nel luglio 2016, era nato con un obiettivo preciso: ridurre l’evasione fiscale.
Prima di allora, infatti, quasi una famiglia su tre non pagava il canone. L’addebito automatico sulle forniture elettriche aveva portato l’evasione ai minimi storici, oscillando tra il 4 e il 5%.
Il sistema prevedeva un pagamento distribuito in dieci rate mensili da circa 9 euro ciascuna, da gennaio a ottobre, per un totale annuo di 90 euro.
Più di 20 milioni di famiglie si erano così abituate a una modalità comoda, quasi impercettibile, che garantiva un flusso costante di risorse per la RAI.
Ma quel meccanismo, pur efficace, è stato spesso criticato perché considerato troppo invasivo, legato a una forma di fiscalità “obbligata” che non lasciava libertà di scelta al contribuente.
Dal 2025 cambiano le regole: tutte le nuove modalità di pagamento
A partire dal 2025, il Canone RAI non sarà più incluso nella bolletta elettrica.
Chi dovrà pagarlo potrà scegliere tra diverse modalità, a seconda della propria situazione personale o fiscale:
- Pagamento in un’unica soluzione entro il 31 gennaio di ogni anno;
- Due rate semestrali da 45 euro ciascuna, con scadenze fissate al 31 gennaio e al 31 luglio;
- Versamento tramite modello F24, per chi non possiede un contratto elettrico domestico residenziale;
- Addebito diretto sulla pensione, riservato a chi ha un reddito familiare annuo non superiore a 18.000 euro, previa richiesta all’INPS entro il 15 novembre dell’anno precedente.
L’importo del canone rimane invariato a 90 euro annui, dopo la riduzione temporanea a 70 euro nel 2024.
Questa decisione risponde all’esigenza di garantire la sostenibilità finanziaria del servizio pubblico, preservando il gettito necessario per il funzionamento della RAI e per la tutela del patrimonio culturale nazionale.
Dalla “fiscalità invisibile” alla “fiscalità consapevole”
Il ritorno al pagamento diretto segna una transizione importante: si passa da una fiscalità invisibile, in cui il cittadino pagava senza accorgersene, a una fiscalità consapevole, dove l’atto di versare il contributo diventa una scelta visibile e personale.
Questo cambio di prospettiva porta con sé opportunità e rischi.
Da un lato, il nuovo sistema restituisce maggiore trasparenza e autonomia ai contribuenti, che potranno verificare e gestire in prima persona i propri pagamenti.
Dall’altro, si teme un ritorno all’evasione, che potrebbe tornare a livelli pre-2016, quando la riscossione era complessa e frammentata.
Il governo ha dichiarato di voler accompagnare la riforma con campagne informative e strumenti digitali semplificati per agevolare i cittadini, ma resta il timore di un calo di gettito nel primo anno di transizione.
Come si comportano gli altri Paesi europei
A livello europeo, la situazione è eterogenea.
In Francia, ad esempio, il canone radiotelevisivo è stato abolito nel 2022, sostituito da un prelievo statale diretto sul bilancio pubblico.
In Germania, invece, è rimasto attivo un sistema automatico e centralizzato, con un importo che supera i 200 euro annui per famiglia, indipendentemente dal possesso di apparecchi televisivi.
L’Italia si colloca quindi in una posizione intermedia: non rinuncia al finanziamento della televisione pubblica, ma lo riporta nelle mani dei cittadini, nel tentativo di conciliare equità, trasparenza e sostenibilità.
La sfida sarà quella di mantenere alto il livello di adesione senza ricorrere a sistemi di riscossione obbligati.
A cosa serve davvero il Canone RAI
Molti italiani vedono il canone come una tassa scomoda e poco giustificata.
In realtà, il contributo non serve solo a finanziare programmi televisivi o telegiornali, ma sostiene un ampio sistema culturale e informativo che rappresenta un patrimonio collettivo.
Ogni euro versato contribuisce a:
- Produrre contenuti di servizio pubblico, come informazione, approfondimento e programmi educativi;
- Garantire l’accesso gratuito a canali radio e TV a milioni di cittadini;
- Finanziare la conservazione di uno dei più grandi archivi audiovisivi d’Europa, con oltre un milione di registrazioni storiche, che raccontano la storia sociale, politica e culturale del Paese;
- Sostenere l’inclusione e la diversità linguistica, con produzioni dedicate alle minoranze e ai territori.
Il Canone RAI è quindi anche una tassa di cittadinanza culturale, che permette a tutti di beneficiare di un’informazione libera e accessibile.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Il passaggio al nuovo sistema avverrà gradualmente, con il pieno funzionamento previsto entro la fine del 2025.
Sarà cura dell’Agenzia delle Entrate e della RAI comunicare le nuove modalità operative, compresi eventuali moduli e procedure per l’esonero (come nel caso di chi non possiede un televisore).
Le prime scadenze, fissate per gennaio 2026, segneranno il debutto del pagamento diretto.
Intanto, il governo lavora per ridurre al minimo i disagi, con l’introduzione di piattaforme digitali dedicate e sportelli di assistenza nelle sedi territoriali.
Conclusione: un cambiamento culturale prima che fiscale
Il Canone RAI 2025 rappresenta molto più di una modifica tecnica: è il simbolo di un nuovo rapporto tra cittadino e Stato.
Dopo anni di automatismo, gli italiani tornano a essere protagonisti attivi nel sostenere il servizio pubblico, con maggiore consapevolezza e responsabilità.
Resta da vedere se questa scelta porterà davvero maggiore partecipazione o nuova evasione, ma una cosa è certa: il 2025 segna l’inizio di una nuova stagione di trasparenza, in cui pagare il canone non sarà più un gesto nascosto tra le voci di una bolletta, ma un atto esplicito di contributo alla cultura e all’informazione del Paese.

