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Bruzzone a Quarto Grado: “Abbiamo gli audio che riscrivono il delitto. Ad uccidere Chiara sono stati in 3”


Le smentite, gli audio e i dubbi della Procura

Le voci su presunti giri di sostanze illecite si sono diffuse rapidamente, ma proprio su questo punto Roberta Bruzzone è intervenuta con fermezza. Durante Quarto Grado ha definito “delirante” la tesi secondo cui Chiara Poggi avrebbe scoperto attività legate alla droga che coinvolgevano persone a lei vicine.

In particolare, nelle ricostruzioni circolate vengono citati Andrea Sempio, le cugine Stefania Cappa e Paola Cappa, oltre ad altri soggetti. Tuttavia, secondo la criminologa, si tratterebbe di affermazioni prive di basi solide.

Bruzzone ha inoltre annunciato l’intenzione di presentare un esposto alla magistratura di Milano, per fare chiarezza sulla diffusione di questi file audio, che sarebbero stati inviati a giornalisti e ad altri soggetti interessati al caso.

Le registrazioni, finite sotto la lente d’ingrandimento, parlerebbero anche di una presunta spedizione punitiva organizzata contro la giovane. Un’ipotesi grave, che però necessita di verifiche rigorose.

A rendere il quadro ancora più complesso sono i nomi che emergono: tra questi figurerebbe anche Michele Bertani, amico del gruppo, deceduto anni dopo. Secondo alcune ricostruzioni, gli audio conterrebbero racconti che ipotizzano un coinvolgimento di più persone, diverso rispetto alla versione giudiziaria consolidata.

Va ricordato che per il delitto è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi e che molte delle ipotesi oggi riemerse erano già state analizzate nei vari gradi di giudizio.

La Procura dovrà ora valutare se questi nuovi elementi abbiano una reale rilevanza investigativa o se si tratti di ricostruzioni prive di riscontri oggettivi. La stessa Roberta Bruzzone ha sottolineato come tali affermazioni rischino di alimentare false speranze e di infangare la memoria della vittima senza prove concrete.

Nel frattempo, l’attenzione resta alta anche sugli aspetti tecnici già noti, come le analisi effettuate sui computer della villetta, che coinvolgono anche Marco Poggi, e le verifiche informatiche condotte all’epoca dei fatti.

Resta quindi da capire se questi nuovi elementi porteranno davvero a una riapertura del caso oppure se verranno archiviati come l’ennesima suggestione priva di fondamento.

Una cosa è certa: il delitto di Garlasco continua a far discutere, dividere e interrogare l’opinione pubblica. E, ancora oggi, sembra non aver detto l’ultima parola.


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