<h6><em>La notizia di possibili lockdown intermittenti arriva dall&#8217;Ansa. Scopriamo i dettagli.</em></h6>
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<p>Mentre nel mondo si sta per sfiorare i 20 milioni di casi, gli epidemiologi descrivono sulla rivista Nature i possibili scenari che ci attendono nei prossimi mesi: tra le ipotesi c&#8217;è anche quella dei lockdown intermittenti, che potrebbero diventare la nuova normalità in vista di una convivenza col virus lunga mesi o perfino anni.</p>
<p>Resta comunque la possibilità di effettuare mini chiusure sempre più rapide e mirate, a patto di potenziare il sistema di tracciamento, come sottolinea il fisico Enzo Marinari dell&#8217;Università Sapienza di Roma.</p>
<p>&#8220;<em>Fin dall&#8217;inizio della pandemia si era ipotizzato che dopo la fase acuta avremmo dovuto essere pronti a fare chiusure rapide e mirate per contenere i contagi&#8221;</em>, afferma Marinari.</p>
<p>Per realizzare questo obiettivo &#8220;<em>sarà fondamentale migliorare le procedure, gli algoritmi e le app per il tracciamento dei contatti, che finora hanno funzionato meno di quanto speravamo, in Italia come nel resto del mondo&#8221;.</em></p>
<p>Nonostante l&#8217;aumento dei contagi, &#8220;<em>nel nostro Paese la situazione al momento appare ancora sotto controllo, ma bisogna tenere alta la guardia, soprattutto nelle piccole precauzioni come l&#8217;uso delle mascherine</em>&#8220;, sottolinea il fisico. &#8220;<em>Credo che la partita dell&#8217;autunno si giocherà sulla riapertura delle scuole, che andrà fatta con grande attenzione: abbiamo visto che Israele, dopo un primo picco molto basso, ha avuto un secondo picco molto più grande in concomitanza con il ritorno a scuola. Per questo servono procedure chiare per individuare e gestire i contagi. Comunque resta difficile fare previsioni su quello che ci attende</em>&#8220;.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-9004" src="https://www.social-magazine.it/wp-content/uploads/2020/08/iStock-1223388700-1024x680.jpg" alt="" width="800" height="531" /></p>
<p>Su Nature, anche l&#8217;esperta Rosalind Eggo della London School of Hygiene &; Tropical Medicine ammette che &#8220;<em>non sappiamo ancora cosa accadrà</em>&#8221; nei prossimi mesi, ma la maggior parte degli epidemiologi guarda con preoccupazione l&#8217;arrivo dell&#8217;inverno. Secondo l&#8217;<strong>immunologa Akiko Iwasaki</strong> della Yale School of Medicine, la trasmissione del virus SarsCov2 e i sintomi della malattia potrebbero peggiorare per colpa dell&#8217;aria fredda e secca, che aumenta la stabilità e la trasmissione dei virus respiratori oltre a indebolire le difese immunitarie.</p>
<p>Molti esperti temono che il virus torni ad essere clinicamente attivo e prevedono epidemie ogni inverno almeno fino al 2025 qualora l&#8217;immunità dovesse durare una quarantina di giorni come per altri coronavirus. Queste ipotesi, però, non tengono conto del possibile arrivo di un vaccino: nella lista dell&#8217;Organizzazione mondiale della sanità sono 26 quelli già in sperimentazione sull&#8217;uomo. Secondo Joseph Wu, esperto di modelli dell&#8217;Università di Hong Kong, anche un vaccino parzialmente protettivo potrebbe aiutare ad alleviare i sintomi scatenati dal virus SarsCov2 riducendo i ricoveri in ospedale.</p>
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