Addio a padrino e madrina di battesimo e cresima: la Sicilia la prima regione che ha approvato il cambiamento dal 25 Maggio

Grande cambiamento nell’ambito delle celebrazioni e sacramenti: dal 1°Agosto scorso infatti, non ci sono più padrini e madrine a fiancheggiare i neonati che ricevono il battesimo o i ragazzi che otterranno la Sacra Cresima. Questa decisione così drastica è stata presa dal Vescovo di Sulmona Michele Fusco.
Addio a padrino e madrina
Con un decreto emesso il 16 luglio scorso, e in vigore per tre anni, il vescovo Fusco ha abolito la presenza di padrini e madrine nei sacramenti del battesimo e della cresima o confermazione.
Il motivo della decisione? Nella premessa del decreto “ad experimentum”, il vescovo di Sulmona ha precisato come la “Chiesa è chiamata sempre a confrontarsi con il mutare dei contesti socio-culturali in cui è inserita e a considerare il continuo cambiamento che tali contesti portano in sé”.
Tale decreto è il risultato di “un percorso di confronto e dialogo, condiviso con i sacerdoti, i catechisti e i laici impegnati nelle comunità parrocchiali”.
“Molti padrini e madrine non hanno consapevolezza del ruolo a cui sono chiamati”.
Secondo il parere del Vescovo, i padrini e le madrine sono scelti “con criteri e finalità diverse (parentela, amicizia, interesse), senza considerare lo specifico ruolo che il padrino o la madrina è chiamato a svolgere ovvero trasmettere la fede che deve vivere in prima persona per poi poterla testimoniare”.
Inoltre, spiega il vescovo nel decreto, “le situazioni familiari complesse di tante persone proposte per assolvere questo compito rendono la questione ancor più delicata”.

Il decreto ricorda che, a proposito di padrini e madrine, il Codice di diritto canonico indica la possibilità della loro presenza, non l’obbligatorietà, precisando le qualità richieste a padrini e madrine, “una vita conforme alla fede”. Secondo il vescovo, molti padrini e madrine “pur essendo brave persone non hanno però piena consapevolezza del ruolo a cui sono chiamati”.
Insomma il Vescovo è sempre più convinto che durante questi sacramenti, sull’altare, ci sono spesso persone che non danno il buon esempio nella vita reale: divorziati e non praticanti che, secondo Fusco, non possono essere modelli e che non rispondono ai criteri previsti per assolvere a questo impegno: «Persona matura nella fede, rappresentativa della comunità, approvata dal parroco – si legge ancora nel decreto emanato ieri che richiama una nota pastorale della Cei del 2003 -, capace di accompagnare il candidato nel cammino verso i sacramenti e di seguirlo, nel resto della vita, con il sostegno e l’esempio».
Sicilia: addio padrino e madrina
Tale decisione è stata già approvata e messa in atto da alcune regioni, tra cui la Sicilia.
Lo ha deciso l’arcivescovo metropolita di Catania, Salvatore Gristina, emanando un decreto “ad experimentum e ad triennium” con il quale si comunica ai presbiteri e ai diaconi della diocesi la decisione di eliminare la figura di padrini e madrine nei sacramenti del Battesimo e della Cresima.
La sospensione entrerà in vigore il 25 maggio 2021
Nel contesto della Chiesa Cattolica, il ruolo del padrino e della madrina va ben oltre la semplice presenza cerimoniale durante i sacramenti. Queste due figure, profondamente radicate nella tradizione cristiana, assumono un compito spirituale, educativo e morale che si estende ben oltre il giorno del battesimo o della cresima. Il padrino e la madrina vengono scelti non solo per la vicinanza affettiva alla famiglia, ma soprattutto perché rappresentano una guida cristiana affidabile per il battezzando o il cresimando.
Durante il battesimo, il loro primo compito è quello di testimoniare la fede al posto del bambino, che ancora non è in grado di farlo personalmente. Non a caso, durante il rito, essi pronunciano pubblicamente le promesse battesimali, impegnandosi a collaborare con i genitori nel cammino di crescita cristiana del figlio. Nella cresima, invece, il padrino o la madrina hanno il compito di affiancare il giovane nella sua maturazione spirituale, aiutandolo a confermare consapevolmente la fede ricevuta da bambino.
Il significato più profondo di questo incarico è legato alla responsabilità morale: padrino e madrina sono chiamati a essere esempi vivi di vita cristiana, persone coerenti con i valori del Vangelo, capaci di offrire sostegno, ascolto e orientamento nei momenti di difficoltà o incertezza. La Chiesa, infatti, richiede che siano cattolici praticanti, cresimati, e – nel caso del battesimo – che abbiano già compiuto almeno 16 anni, proprio per assicurare che possano esercitare questo ruolo con maturità e consapevolezza.
In sostanza, essere padrino o madrina non è un onore mondano, ma un vero e proprio ministero laicale, un impegno a camminare accanto a un’anima in crescita, aiutandola a scoprire, custodire e vivere la propria fede nel mondo.
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