Diritti e doveri

1.200€ dall’ INPS per Assistere un Familiare: Arriva il reddito per i Caregiver


La figura del caregiver familiare rappresenta da anni una presenza fondamentale e insostituibile nel sistema di welfare italiano. Si tratta di milioni di persone che, spesso in silenzio, dedicano tempo, energie e risorse personali all’assistenza di un familiare non autosufficiente. Fino a oggi, tuttavia, questo ruolo è stato riconosciuto solo parzialmente, con misure frammentate e nessuna tutela economica strutturale.

La nuova riforma, attesa da molto tempo, cambia finalmente scenario: un disegno di legge pronto per l’approvazione introduce un contributo economico fino a 1.200 euro a trimestre, gestito dall’INPS, destinato a chi presta assistenza continuativa e prevalente. Una novità che segna un primo passo verso il riconoscimento formale e concreto di un impegno spesso totalizzante.

Il nuovo sostegno economico: a chi sarà destinato

Il cuore della riforma è il contributo economico rivolto al caregiver familiare convivente prevalente, ovvero colui che si fa carico della maggior parte delle attività assistenziali verso un parente con disabilità grave o gravissima. La legge considera “prevalente” un caregiver che dedica almeno 91 ore settimanali alla cura, equivalenti a oltre 13 ore al giorno.
Rientrano nel perimetro anche gli assistiti titolari di indennità di accompagnamento, condizione che certifica un bisogno continuativo di supporto.

Per accedere al contributo sarà necessario rispettare tre requisiti fondamentali:

  • ISEE non superiore a 15.000 euro, indicando una situazione economica fragile del nucleo familiare.

  • Assenza di attività lavorativa, oppure svolgimento di un lavoro con reddito annuale non oltre i 3.000 euro, soglia che di fatto corrisponde a un impiego estremamente saltuario.

  • Convivenza stabile con la persona assistita, quindi condivisione della stessa abitazione e presenza costante.

Il contributo, erogato ogni tre mesi, sarà completamente esente da imposizione fiscale, non comparirà nell’ISEE e non comprometterà l’accesso ad altre misure di sostegno come Assegno unico o Assegno di inclusione.

La nuova classificazione dei caregiver: quattro livelli di impegno

Uno degli elementi più innovativi della riforma è l’introduzione di una ripartizione dei caregiver in quattro categorie, definite in base al numero di ore dedicate all’assistenza e alla convivenza con la persona disabile.
Questo sistema permette di tracciare un quadro più preciso del carico assistenziale, offrendo anche una base per future tutele differenziate.

Ecco come vengono definite le quattro fasce:

  1. Caregiver prevalente convivente: assicura più di 91 ore settimanali di assistenza. È l’unica categoria che avrà diritto ai 1.200 euro trimestrali.

  2. Caregiver convivente con impegno tra 30 e 91 ore settimanali: garantisce una presenza significativa, ma non totalizzante.

  3. Caregiver non convivente con almeno 30 ore settimanali: pur non vivendo con il familiare, si occupa stabilmente della cura e dell’organizzazione delle attività quotidiane.

  4. Caregiver convivente o non convivente con un impegno tra 10 e 30 ore settimanali: rappresenta il livello minimo di assistenza riconosciuto dalla riforma.

Per queste ultime tre categorie non è ancora previsto un sostegno immediato simile ai 1.200 euro, ma il testo di legge suggerisce l’introduzione futura di misure graduali, come agevolazioni contributive, corsi di formazione, supporto nei percorsi di sollievo e maggiore integrazione con i servizi territoriali.

Le risorse economiche stanziate e l’avvio ufficiale dal 2027

La riforma non entrerà in vigore immediatamente. È infatti previsto un avvio progressivo, con la piena operatività fissata al 2027. La legge di bilancio ha destinato a questa misura 250 milioni di euro all’anno, risorse che permetteranno di sostenere circa 52.000 caregiver su base annuale.

L’anno precedente, il 2026, sarà dedicato alla costruzione dell’infrastruttura digitale e amministrativa necessaria e al censimento dei caregiver tramite piattaforma INPS. Si tratta di una fase definita “propedeutica”, necessaria per:

  • creare un registro ufficiale dei caregiver

  • verificare le ore di assistenza dichiarate

  • incrociare i dati con quelli sanitari

  • gestire le domande attraverso un sistema unico e controllato

Questa fase preliminare avrà risorse limitate, ma sarà essenziale per il corretto funzionamento della misura dal 2027.

Il percorso del provvedimento e le possibili modifiche

Prima del varo definitivo, il disegno di legge deve superare due passaggi:

  1. Approvazione in Consiglio dei ministri

  2. Iter parlamentare, che potrebbe richiedere mesi

Il governo ha espresso l’intenzione di non alterare l’impianto centrale della riforma, ma durante l’esame in Parlamento potrebbero arrivare alcune modifiche, soprattutto su:

  • criteri per il calcolo delle ore di assistenza

  • definizione precisa del caregiver prevalente

  • ampliamento o restringimento della platea

  • modalità di verifica da parte dei servizi territoriali

  • eventuale riconoscimento di ulteriori benefit per le fasce non prevalenti

L’aspetto più delicato rimane la definizione delle 91 ore settimanali, che richiede strumenti di verifica chiari e non troppo burocratici.

Un passo avanti storico per il riconoscimento dei caregiver

Questa riforma, pur con margini di perfezionamento, rappresenta un traguardo che migliaia di famiglie attendevano da anni. Il contributo economico non ripaga certo il valore del lavoro di cura — spesso emotivamente e fisicamente pesante — ma è un primo passo verso una tutela reale, non più simbolica.

Per la prima volta si riconosce in modo strutturato che:

  • la cura domestica è un’attività essenziale per il welfare nazionale

  • chi assiste un familiare rinuncia spesso a lavoro, reddito e vita personale

  • il carico assistenziale non può gravare solo sulle famiglie

Si tratta di una trasformazione culturale e legislativa che potrebbe aprire la strada, negli anni successivi, a ulteriori diritti come:
tutele previdenziali, assicurazione per infortuni, sostegni per burnout, percorsi formativi, servizi di sollievo e integrazione con il SSN.

In attesa dell’approvazione definitiva, la riforma segna comunque l’inizio di un cambiamento atteso e necessario, capace di valorizzare un ruolo che rappresenta la spina dorsale silenziosa dell’assistenza familiare in Italia.